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La ragazza di Buckingham Palace

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Dunfermline, marzo 1932. Marion Crawford attende il treno per King’s Cross insieme alla madre che, per il freddo e l’agitazione, non riesce a smettere di parlare, mentre a lei non dispiacerebbe affatto consumare l’attesa da sola, meditando sul cambiamento in atto nella sua vita. Marion vuole diventare una psicologa infantile e, con sacrificio e determinazione, è riuscita ad ottenere un posto all’Università di Glasgow. Quando viene convocata dalla direttrice del Centro di formazione provinciale di Edimburgo, in cui ha trascorso gli ultimi due anni, per la proposta di un “lavoretto estivo per fare un po’ di esperienza diretta con i bambini”, la giovane Marion mette subito in chiaro quali siano i suoi obiettivi per il futuro: “Voglio dare ad ogni bambino una possibilità di imparare a leggere, scrivere e far di conto, di avere almeno un pasto caldo al giorno, a scuola se non a casa, di apprendere buone maniere per non dover mai sentirsi inferiore a nessuno”. Tuttavia, il temporaneo lavoro estivo che le propone Miss Brown è da svolgersi presso gli Elgin, una famiglia aristocratica, i cui propositi non si sposano con quelli di Marion, ma, la giovane si lascia convincere. Marion si adatta presto ai ritmi della famiglia, rivaluta persino le sue convinzioni sul trattamento dei figli da parte dei ricchi, è affascinata da quel mondo e da tutte le sue abitudini, finché un giorno non viene a far visita la duchessa di York insieme alle sue figlie, Elizabeth e Margaret…

“Quella che sta per accadere è la distruzione completa della reputazione di una donna leale”. Così si chiude il prologo prima che inizi il romanzo incentrato sulla figura di Marion Crawford, l’istitutrice scozzese delle principesse Elizabeth – futura Elisabetta II – e sua sorella Margaret che, dopo aver conquistato il cuore della famiglia reale, per la sua lealtà e il suo senso del dovere, è stata bandita da Buckingham Palace per aver pubblicato il famoso libro The little princesses. Se Marion Crawford ha subito una damnatio memoriae da parte della monarchia inglese, Fern Britton, con un romanzo a lei dedicato, sembra voler riabilitare, almeno in parte, il personaggio dell’istitutrice che ha sacrificato i propri progetti e la propria vita alla monarchia inglese. Seguiamo così le vicende di Marion dalla partenza per Windsor, in cui diventa la prima istitutrice della famiglia reale, fino al trasferimento a Buckingham Palace, dopo l’abdicazione di Edoardo VIII e l’incoronazione di Giorgio VI, attraversando il secondo conflitto mondiale e il ruolo importante che ha rivestito cercando di alleviare le giornate di Lilibeth e Margaret, guadagnandosi il rispetto e la fiducia di tutti i membri del palazzo, persino del segretario del re, Tommy, che trova in lei una leale confidente. Per arrivare al matrimonio con George Buthley, una figura meschina che il buon cuore di Marion non intuisce e che la porterà a perdere, dopo il pensionamento, tutto l’onore che si era guadagnata dalla famiglia reale. È difficile non affezionarsi al personaggio di Marion – alias Crawfie, come la battezzano le principesse – per come ce lo racconta la Britton. Dopo che il lavoro di Crawfie a palazzo è finito, una volta che Elizabeth è sposata con Philip e Margaret è ormai grande per seguire ancora le lezioni, “la ragazza di Buckingham Palace” si ritira per dedicarsi interamente al marito, ma è in quel momento che alla sua porta si presentano i proprietari di una rivista americana, il “Ladies’ Home Journal”, per chiederle di contribuire alla scrittura di articoli aneddotici sulla vita delle principesse. Marion viene ingannata per bene dai due giornalisti e dal marito, che vede un affare nella proposta degli americani. Quando il libro esce, Marion, anziché incontrare il favore dei reali, si vede bandita dal palazzo, respinta dai suoi amici e ghettizzata. Convinta di non aver fatto nulla di male, orgogliosa, Crawfie lascia il Nottingham Cottage, regalo di nozze della regina, per tornare in Scozia e comprare casa vicino a Balmoral. Da lì avrebbe potuto vedere il passaggio delle auto reali. Ma per loro ormai non è più la buona, matura, onesta istitutrice, bensì una traditrice della corona. Invisibile. E allora aleggerà sempre un punto interrogativo sulla figura di Marion Crawford, lasciata sola da tutti, dimenticata. Lei che ha speso la sua vita a servizio della monarchia, ha rinunciato al sogno di divenire psicologa infantile, di avere una propria famiglia, di sposarsi giovane, alle fine perde ogni cosa. Tuttavia, come invita a fare l’autrice stessa, dopo la lettura del romanzo “spetta a voi stabilire se Marion Crawford ha avuto quel che si meritava o se ha subito un torto imperdonabile”.