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La ragazza di luce

La ragazza di luce

Seduti in piazza, appoggiati con la schiena e le spalle al monumento in memoria dei morti di Lume, Ruben e Niccolò guardano quella ragazzina prendere la rincorsa per l’ennesima volta e scaraventarsi con tutto il suo peso contro la recinzione che – implacabile - continua a respingerla. La conoscono per sentito dire. È Nina, figlia di Miriam Mai, la pazza. Il suo nome è insieme a quello degli altri 26 risucchiati dal buio provocato dalla Catastrofe, ma il suo corpo non è stato mai ritrovato. Materiale perfetto per un’altra diceria, che si è andata ad aggiungere alle mille che circolavano prima di quella notte, come quella che fosse in grado di togliere e mettere il malocchio. Nina continua a provarci, implacabile, sapendo di avere i loro occhi addosso ma senza mai rivolgere loro la parola, fino a quando Ruben non decide di avvicinarsi: in qualche modo quella rete non ha intenzione di cedere e di certo qualcuno deve pur fermare i tentativi di quella ragazzina. “Lo sai che non si può?” le dice mentre Nina, senza scarpe, cerca di incastrare le piccole dita dei piedi tra i rombi di acciaio, cercando di trovare una presa che le permetta di fare forza e di issarsi. Lei gli lancia uno sguardo di sfida prima di provare nuovamente a salire ma ecco che, non appena carica il peso sui piedi, dalla tasca le cadono tre piccole pietre, perfettamente levigate. Due bianche e una nera. Immediatamente lascia la presa sulla rete e si affretta a raccoglierle. “Hai pura di volartene con il vento?” le chiede Niccolò, mentre Nina rimette i ciottoli con cura in tasca. “Li uso se qualcuno mi dà noia” ribatte lei, mentre i gesti si fanno più lenti e gli occhi diventano quasi beffardi, mentre un mezzo ghigno si allarga sulla sua bocca…

Hai i tratti del noir abilmente intrecciati a quello del romanzo di formazione e di indagine, l’esordio letterario di Germano Antonucci. Protagonisti sono Nina e Ruben che, insieme a Niccolò, nell’estate dei loro tredici anni compiono il passaggio brutale dall’infanzia alla vita adulta. Comune denominatore della loro amicizia è esser stati vittima della Catastrofe: è così che in paese chiamano la frana che si è abbattuta sulle loro case, portando con sé la vita di 27 persone. Un evento che stringe a doppio filo le vite di Ruben e Nina che in quella notte hanno perso rispettivamente un padre e una madre. Un racconto nel quale la luce assume non solo il significato proprio di quell’energia che permette di vedere il mondo visivamente, ma anche – e soprattutto – quello metaforico che allude alla volontà di “fare luce” su quello che è accaduto quella notte, portando con sé – inevitabilmente - anche l’ombra, condizione sine qua non affinché esista. La ragazza di luce indaga non solo i rapporti tra genitori e figli, quello che si è disposti a fare per loro e fin dove ci si può spingere, ma anche quello che la disperazione può condurre a fare e credere pur di trovare una parvenza di sollievo da tutto il dolore provato.