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La ragazza invisibile

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Ogni bambino porta, appiccicata alla fronte, una targhetta adesiva con il nome di un’emozione. Tutti insieme, poi, seduti su sedie disposte a cerchio, tentano di imitare lo stato emotivo indicato sulla fronte del compagno che non può leggerlo. Questo gioco terapeutico ha lo scopo di aiutare i piccoli a riconoscere ed esprimere i vari stati d’animo. Quando la porta della stanza si apre, Torey si aspetta di vedere qualcuno che lavora negli uffici, che magari le chiederà di fare meno rumore. Oppure, poiché la giornata è ventosa, la porta non è stata chiusa bene e il vento l’ha aperta un attimo prima di farla sbattere. I bambini non si accorgono di nulla e continuano a giocare. Dopo una manciata di secondi, una fessura si apre di nuovo e Torey intravede un occhio che sbircia. Poi la porta si richiude, di scatto. È necessario indagare. Torey esorta i bambini a proseguire nella loro attività e si avvicina all’ingresso. Spalanca la porta e scorge, nel corridoio poco illuminato, un’adolescente dinoccolata - lunghi e arruffati capelli biondi, viso ovale e una generica divisa bianca - che, subito, le comunica di essere lì perché la signora Thomas, dei servizi sociali, le ha detto che Torey potrebbe aiutarla. La ragazza si chiama Eloise Jones, ma il suo nome non è sul programma della dottoressa Hayden. Ci deve essere stato un malinteso. In ogni caso, la lezione di Torey si conclude tra una ventina di minuti, poi la dottoressa sarà libera. Eloise decide di aspettare il termine della lezione e, nell’attesa, si sistema su una delle sedie del cerchio e assiste allo scambio di battute tra i ragazzini, intervenendo in un paio di occasioni. Quando restano sole, Eloise comunica a Torey la sua volontà di tornare dalla sua famiglia affidataria, a Moelfre. Parla di un equivoco e di un anello, che ora deve assolutamente restituire a una certa Olivia. Torey non capisce quasi nulla dell’intera faccenda…

Psicologa infantile e docente universitaria, la statunitense Torey Hayden ha scritto numerosi libri che raccontano la sua esperienza con bambini problematici. Specialista nel campo della psicopatologia infantile, riesce ogni volta a mostrare le dure vicende di ragazzini dall’esistenza complessa, apparentemente senza speranza ma bisognosi, in realtà, solo di essere ascoltati. L’autrice, che da anni vive in Inghilterra e i cui romanzi hanno venduto oltre venticinque milioni di copie, racconta questa volta il difficile percorso di Eloisa, un’adolescente dai lineamenti insignificanti, una tra tante, banale, semplice. Invisibile. Quello che Eloise nasconde, in realtà, è un’immensa sofferenza che, non espressa, non può che sfociare in un profondo disagio psicologico. A seguito di violenze e abusi subiti da parte di chi avrebbe dovuto proteggerla, la ragazzina ha sviluppato tutta una serie di comportamenti che fatica a gestire, prima su tutte la sua incapacità di separare ciò che è reale dalle situazioni e dalle persone frutto della finzione. Ecco allora che si creano diversi situazioni incresciose e complesse: Eloise passa da una famiglia affidataria all’altra, finisce per creare legami morbosi e insani, che danneggiano anziché curare uno stato psicologico già fortemente compromesso. Saranno necessari un’empatia non comune, una profonda passione per la propria professione e, soprattutto, per il ruolo così importante che si ricopre, per cercare di vincere una sfida così impegnativa come è quella che la dottoressa Torey è chiamata ad accettare. Non arrendersi di fronte a un futuro già tragicamente segnato, cercare di recuperare un’adolescente ammaccata e ferita e provare a scalfire un muro di paure, menzogne e comportamenti equivoci per esaltare ciò che di buono si nasconde nell’animo di Eloise diventa una battaglia durissima, da combattere mettendo in gioco tutta se stessa, le proprie competenze e le proprie intuizioni, imparando ad ascoltare i gesti non compiuti e le parole non dette di una ragazzina ferita, che ha un disperato bisogno di una guida. Una storia intensa, a tratti dura, che vuole essere un resoconto oggettivo dei fatti ma si fa carico di speranza, quella di chi crede che non esistano situazioni irrecuperabili, ma storie per far luce sulle quali occorre mettersi in gioco e, soprattutto, porsi a servizio di chi ha bisogno di una mano per uscire dalla palude melmosa della propria esistenza e ricominciare a vivere.

LEGGI L’INTERVISTA A TOREY L. HAYDEN