Salta al contenuto principale

La ragazza invisibile

La ragazza invisibile

XVIII secolo. Sulla sommità di un “arido promontorio sospeso sul mare tra Irlanda e Galles” sorge una torre diroccata, apparentemente disabitata. Una viaggiatrice solitaria, che già stava maledicendo il suo fato per essersi imbattuta in un rudere che non può offrirle alcun riparo dal violento temporale che l’ha sorpresa durante il cammino, scopre con sorpresa che invece all’interno la torre è ammobiliata e riscaldata, un ambiente tutto sommato confortevole per non dire elegante. In cima a una scalinata c’è una stanza rivestita di tappeti. Appeso proprio sopra al camino c’è un “semplice dipinto ad acquerelli che più di ogni altro elemento decorativo della stanza dà l’impressione di scontrarsi con l’asprezza dell’edificio, la solitudine in cui giace e la desolazione del paesaggio”. Il dipinto ritrae una elegante ragazza intenta a leggere un romanzo in folio circondata da oggetti lussuosi e sulla cornice è inciso il titolo del dipinto, ovvero “La ragazza invisibile”. Ad accogliere la viaggiatrice è una anziana signora che la fa accomodare nella sorprendente stanza e inizia a raccontarle una affascinante storia legata all’identità della misteriosa ragazza del ritratto, mentre fuori la pioggia continua a cadere incessante…

Pubblicata per la prima volta nel 1833 nell’almanacco “The Keepsake” – un’antologia di racconti, poesie, articoli e illustrazioni uscita ogni Natale dal 1828 al 1857 in Gran Bretagna – e ristampata poche volte, questa breve novella gotica racconta essenzialmente una grande e tormentata storia d’amore, quella tra Henry e Rosina. Tormentata non solo perché contrastata – segreta prima, infelice se non drammatica poi e infine serena – ma anche perché il racconto procede in doppio flashback (l’anziana signora che vive nella torre diroccata racconta di Henry che racconta la storia di lui e Rosina, poi seguiamo la vicenda dei due come coppia ritrovata e infine torniamo all’ambientazione iniziale, il tutto in poche pagine) e con almeno un “colpo di scena” sull’identità dei personaggi, sebbene assai telefonato. Come scrive più dottamente Ercole Leo nella sua Nota del traduttore, “Il magico, il romantico, l’orrido, il tragico: ogni sequenza introduce nuovi elementi, segna il mutamento di sfumature, di riferimenti, di atmosfere. Le diverse narrazioni richiamano sensazioni lontane tra loro, in un variegato gioco di associazioni”. Le suggestioni soprannaturali e più propriamente gotiche – a onor del vero – sono limitate alle primissime pagine, le più affascinanti: poi si vira decisamente sul feuilleton romantico e la tensione narrativa cala vistosamente.