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La ragazza sul divano

La ragazza sul divano

C’è una grande stanza, con le pareti formate da pannelli mobili di diversa grandezza. Tre dei pannelli sono quadri non finiti: uno raffigura la poppa di una nave nel mare in tempesta, il secondo un uomo in piedi sulla nave e il terzo una giovane ragazza nuda, seduta su un divano. Sugli altri pannelli ci sono una serie di foto di famiglia. Al centro della stanza c’è un salotto molto illuminato. Una donna di circa cinquant’anni entra nella stanza, vede il quadro della ragazza sul divano e gli si avvicina. La prima cosa che dice è “Che orrore”: lei non sa dipingere, non è mai stata capace, non sa nemmeno come le sia venuta in mente l’idea di iniziare. È solo che doveva pur fare qualcosa, anche perché non è mai stata troppo brava a vivere, e così ha iniziato a dipingere. I quadri sono grandi e riempiono le stanze, certo qualcuno nel corso degli anni lo ha anche dovuto distruggere, proprio perché occupavano troppo spazio, non sapeva più dove metterli. In effetti, non è mai riuscita a vendere nemmeno un quadro, o forse uno solo, tanti anni prima: del resto, perché qualcuno dovrebbe comprare un suo quadro, visto che lei non è capace a dipingere? Mentre la donna continua a parlare, comincia a ritoccare il quadro della ragazza e, nello stesso momento, nella stanza entra una ragazza giovane che si sdraia sul divano. Anche la ragazza comincia a parlare tra sé: non sa bene cosa fare, forse potrebbe andare a fare un giro in città, visto che non ha impegni scolastici. Oppure potrebbe cominciare a dipingere un quadro…

La ragazza sul divano è un testo teatrale che Jon Fosse, vincitore nel 2023 del Premio Nobel per la letteratura, scrisse nel 2002 per il Festival di Edimburgo. Lo spettacolo è stato rappresentato anche sui palcoscenici italiani nel 2024 per la regia di Valerio Binasco in una messa in scena che ha visto la presenza di attori come Pamela Villoresi, Isabella Ferrari e Giordana Faggiano nel ruolo della ragazza. Fosse costruisce la sua pièce con una alternanza dei piani temporali e un uso molto sapiente delle pause e delle sovrapposizioni tra le battute dei vari personaggi, che non hanno un nome proprio ma sono individuati solo con il ruolo che si trovano a ricoprire. La Donna che dipinge e la Ragazza seduta sul divano sono la stessa persona, vista a diversi anni di distanza. Facendo convivere le due donne nello stesso momento sulla scena, Fosse abbatte le barriere temporali e costruisce un universo nel quale le ferite del passato, rappresentate da un padre sempre assente per il suo lavoro di marinaio, da una madre che cerca conforto tra le braccia dello zio e da una sorella vista come un modello di femminilità irraggiungibile, sono destinate a non rimarginarsi mai e a riverberare i loro effetti anche sul presente. Quello che emerge è un mondo cristallizzato, dal quale ogni speranza di redenzione e di futuro sembrerebbe essere del tutto esclusa, in una sorta di coazione a ripetere gli stessi errori e gli stessi gesti che suona davvero claustrofobica. A fare da contraltare a questa sorta di muta disperazione c’è lo stile di Fosse che, come sottolineato dallo stesso Binasco, presenta una intrinseca musicalità in grado di stemperare il dramma facendogli assumere una dimensione quasi onirica: “sebbene i suoi temi siano per lo più molto tristi, e spesso anche tragici, la tragedia e la tristezza non sono in primo piano. In primo piano c’è qualcos’altro, e cioè principalmente le atmosfere sospese, e l’umoristico aplomb serio, quasi duro, inespressivo, di personaggi e interpreti”.