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La ragione del cuore

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Massimo Di Caprio, ventenne napoletano, viene assunto per lavorare nel magazzino di un supermercato. Merce da scaricare e da sistemare. Inizialmente scaffali e reparti gli sono quasi interdetti, anche se... È bastato un solo sguardo, mentre si ritrova a rifornire dei prodotti davanti alle casse, per incontrare un paio di occhi verdi, incorniciati da riccioli neri. È Gemma Falzano, 23 anni, troppo per lui sotto tutti i punti di vista, dicono gli altri. Massimo, Max per gli amici, la guarda da lontano, sentendosi a disagio ogni volta che incrocia lo sguardo di lei e ci mette quasi un anno per andare oltre le due chiacchiere da colleghi, la battuta per strapparle un sorriso. Addirittura la prima volta che la invita a prendere un caffè e lei le dice che il caffè non le piace lui rimane bloccato e solo quando Gemma aggiunge che comunque può prendere un succo di frutta Max ricomincia a respirare, ma non è certo fuori dallo stato di imbarazzo in cui ricade ogni volta che è con lei, tanto che, pur detestandolo, nel marasma delle emozioni che lo travolgono prende il caffè senza zucchero (e lo detesta!). Le occasioni aumentano, anche le uscite in due e senza il seguito dei colleghi. Max non ha ancora capito se è diventato il suo fidanzato oppure no, non ha esperienza di queste cose, ma di certo è felice e anche lei sta bene con lui, finché non arriva la fatidica cartolina per partire per il servizio militare: si fanno un sacco di promesse di scriversi e sentirsi ogni giorno, la prima licenza lunga a Natale, finché un giorno al telefono parla con Daniele, il fratello di Gemma che gli comunica il cattivo stato di salute della ragazza che si è presa una forte polmonite...

Per descrivere il romanzo è bene prenderne a prestito alcune parole, perché la storia raccontata è quella di un “uomo che è stato disperatamente e inutilmente innamorato per tutta la sua vita” della stessa donna e il percorso è proprio quello di questo amore, tra allontanamenti e riappacificazioni che a volte hanno portato con sé pezzi di vita non detti e profondamente dolorosi. Certo, un uomo così, capace di amare così, con questo profondo senso del rispetto per la donna che ha catturato il suo cuore, con la capacità di restare innamorato di lei, nonostante tutto e soprattutto nonostante i rifiuti, dovrebbe essere nominato “patrimonio dell’umanità”. Una storia profonda di un uomo follemente innamorato, che riesce a mettere in ordine i suoi pensieri raccontando la sua triste vicenda a un amico che nonostante la vicinanza non aveva capito nulla dell’intensità dei sentimenti e della sofferenza di un’anima incapace di spostare le sue attenzioni su qualche altra donna, incapace di andare oltre, di superare quei momenti, per le troppe situazioni irrisolte. Maurizio Pagano dice che per creare questa storia che aveva in testa solo come embrione, ha avuto bisogno della musica, di Amami di Arisa, nello specifico, che l’ha come illuminato, aiutandolo a decifrare i suoi pensieri. Ma tutto sommato è musica anche quella che si sente tra le righe, al di là del pezzo da lui stesso segnalato ed è una musica dolce, struggente, piena d’amore, con la quale ci prende per mano e ci accompagna nella storia, un po’ ammirati (forse da parte degli uomini) e un po’ invidiose (di sicuro le donne).