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La regina del catrame

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Dopo il casino che ha combinato a Milano e il trasferimento, forzato, in quella località ligure segnata da un’immobilità piatta e noiosa, il vicequestore aggiunto - si ostinano tutti a chiamarlo commissario e questo gli fa girare parecchio i “cosiddetti” - Luigi Berté detto Gigi ha delle frequenti botte di malumore. Chissà quanto avranno indagato i suoi nuovi colleghi di Lungariva per capire cosa si nasconda dietro quel “trasferito per motivi di opportunità” che è stato il suo biglietto da visita quando, allontanato dal capoluogo lombardo, si è presentato presso la sua nuova sede di lavoro! Beh. Ciascuno si sarà fatto la propria opinione di quel quarantaduenne scorbutico e uggioso spesso afflitto da un’insistente emicrania, peggiorata dal caldo umido di quel paese della riviera, che l’uomo tende a curare ad analgesici e caffè. Il suo aspetto tradisce le sue origini tutt’altro che lombarde: pelle scura, occhi profondi del colore del carbone, capelli crespi e lunghi, generalmente raccolti in una coda. Il padre era un calabrese approdato a Milano per fare il poliziotto, mentre la madre, milanese, era stata un’infermiera piuttosto apprezzata. Da quando è arrivato a Lungariva, una fottuta località di vacanza per cittadini danarosi e pieni di spocchia, ha già preso tre chili. Si trova bene nella pensione Aurora, dove alloggia in attesa di trovare un appartamento. Ha una camera fresca e spaziosa e anche la proprietaria non è niente male. È una donna dal viso da modella americana e dallo sguardo magnetico, una quinta o una sesta di reggiseno e una taglia cinquanta. A lui sono sempre piaciute le donne magre, come la sua ex Patty, ma allo sguardo intrigante e misterioso di Marzia fatica a resistere. Sta proprio pensando a lei e alla Patty - a com’è finita la loro relazione - quando il sovrintendente Parodi irrompe nel suo ufficio senza neppure bussare e gli comunica che una donna è stata uccisa a sassate sulla riva dei bagni Medusa…

Mezzo milanese e mezzo calabrese; introverso e parecchio selvatico; capelli lunghi, leggermente brizzolati e raccolti in una coda di cavallo; trasferito, dopo essere stato espulso da Milano, in una località del Tigullio troppo frequentata in estate e troppo poco abitata in inverno; autore, quando l’amarezza dei casi chiamato a risolvere diventa insostenibile, di romanzi gialli amari e spesso surreali. Il vicequestore aggiunto Gigi Berté - chiamarlo semplicemente commissario gli provoca uno dei suoi noti attacchi di malumore - abita una realtà nella quale la vita è piuttosto piatta e comune, vive in un luogo in cui osserva, con sguardo disincantato, donne burrose coi seni prosperosi e uomini dall’aspetto ordinario gustare trofie al pesto o la morbida focaccia ligure, mentre i turisti abbarbicati agli scogli si spalmano creme solari e chiacchierano tra loro. E anche quando il cadavere di una donna non più giovanissima, nota per la sua passione per gli uomini, viene ritrovato presso i Bagni Medusa, Bertè non pare risollevato dal piattume della routine. Tuttavia, realizza che il momento di mettersi al lavoro è arrivato e, forse, il suo intuito di scrittore può affiancare il suo modo di condurre le indagini- davvero lontano anni luce da quello cui i vari CSI o RIS di turno hanno abituato il lettore- e portarlo a riposizionare ogni tessera del mosaico al proprio posto e a dare così un nome al responsabile dell’omicidio. Porta la firma di Emilio Martini- pseudonimo delle sorelle milanesi Elena e Michela Martignoni- il primo libro di una nuova serie, che vanta una scrittura diretta e senza fronzoli e uno stile che fa dello show don’t tell la sua arma più potente. Una lettura semplice ma non banale, nella quale l’espediente di inserire il romanzo nel romanzo diventa lenitivo per la malinconia di un protagonista che, c’è da scommetterci, riserverà al lettore parecchie altre sorprese. Non c’è che da attendere una nuova avventura per il commissario - ops! vicequestore aggiunto - Gigi Berté.