Nel 1962 Roger Nimier morì in un incidente stradale. Aveva 36 anni, era già molto noto nel panorama letterario francese grazie al suo romanzo L’ussaro blu. In auto con lui era morta anche una giovane scrittrice, Sunsiaré de Lancône. Roger non viveva più in casa con Marie, la madre e i fratelli da mesi, quindi non c’è giudizio in questa descrizione che apre il romanzo, solo i fatti. Sunsiaré aveva un figlio e Marie, nel percorso di elaborazione della sua condizione di orfana, in gioventù aveva preso contatti con il ragazzo. Come lei, era cresciuto molto in fretta: all’incirca ventenne al momento del loro incontro aveva l’aria di sentirsi, come lei, molto vecchio. Nel 1962 Marie aveva 5 anni, pochi per avere un’immagine nitida di suo padre. Ecco perché il bisogno di questo romanzo, costruito sulle informazioni che vengono da fonti diverse, conoscenti, amici del padre, membri della famiglia. Il primo è il fratellastro Hugues, nato da un precedente matrimonio della madre. Il loro confronto comincia da un aneddoto singolare: all’epoca dell’incidente Hugues, adolescente, si trovava in collegio. Il preside lo aveva convocato e aveva annunciato con tono grave che il padre era morto. Ma quale padre? Quello biologico o il patrigno? Per giorni il dubbio aveva dimorato in Hugues finché una serie di indizi aveva rivelato che il defunto era Roger. E di Marie, cosa si ricordava, di quell’epoca? Poco, anzi nulla, troppa la distanza di età, la sorellina era pressoché trasparente agli occhi del fratello maggiore, con enorme dispiacere di Marie…

A voler descrivere questo romanzo in breve, si potrebbe dire denso. In ogni parola si vede in filigrana la quantità di pensiero, sentimento, fatica che l’ha portata lì, nero su bianco. Roger Nimier ha avuto un grande successo in Francia, sia come scrittore sia come intellettuale: bello e famoso già in giovane età, lo si potrebbe definire un padre ingombrante. Questo romanzo di grande e meritato successo tocca, senza mai un grammo di pietismo, corde del tutto personali, quel bisogno di capire sé stessi - anche scelte drammatiche come un tentativo di suicidio - che inevitabilmente ci spinge a guardare indietro, verso le nostre origini. Quando queste origini, tipicamente i genitori, non si possono interrogare, che fare? Marie ricostruisce il passato per dare la giusta prospettiva al suo futuro e, per questo, ricorre a tante fonti che integrano, in un puzzle che si compone parola dopo parola, i suoi personali ricordi di bambina. Non sono tutti felici, anzi: quale padre userebbe il pranzo-giocattolo che la bimba gli ha servito teneramente su un piattino, per farne un posacenere? Alcuni passaggi sono durissimi e per questo anche coraggiosi, perché quella sofferenza è lì, sempre nero su bianco, esposta al giudizio di tutti i lettori. Eppure nelle parole di Marie Nimier, queste parole dense, non c'è spazio per il livore né per la condanna. La donna ormai adulta, a sua volta genitore, affronta quei dolori vecchi e nuovi per costruire finalmente una donna risolta e libera. Che può anche superare l’esame di guida.