Salta al contenuto principale

La regina della rosa bianca

La regina della rosa bianca

Primavera 1464. Elisabetta, la figlia di sir Richard Woodville – barone di Rivers, nobile inglese sostenitore dei Lancaster e per questo caduto in disgrazia dopo l’ascesa al trono del ventiduenne Edoardo IV – si pettina con cura i capelli e li sistema sotto il più alto dei suoi copricapi. Poi prende per mano i due figli – Thomas di nove anni e Richard di otto – e si dirige verso la strada che conduce a Northampton. Darebbe chissà cosa per risultare, solo per oggi, irresistibile. Il compito che deve svolgere è infatti difficilissimo e avrebbe bisogno di tutto il fascino del mondo per essere certa di riuscire nel suo intento. Deve riuscire ad attrarre l’attenzione del re, impegnato in battaglia e quindi ben poco propenso a dar retta a mendicanti o, anche, a impegnarsi in una relazione. Elisabetta è rimasta vedova – suo marito è morto in battaglia mentre combatteva al fianco del re Enrico VI – e, a causa delle simpatie della propria famiglia nei confronti dei Lancaster, è stata spogliata di ogni suo possedimento e non le è rimasto nulla con cui sfamare i figli. E allora ha deciso di conquistare il giovane re appartenente alla famiglia rivale, quella degli York. Si tratta di un usurpatore e un tiranno, tra le cui braccia si gettano ogni notte bellissime donne e a cui si rivolgono ogni giorno centinaia di postulanti per mendicare qualsiasi carica lui abbia la facoltà di concedere. Edoardo IV è null’altro che un ragazzetto pieno di vanagloria; tuttavia Elisabetta deve entrare nelle sue grazie e cercare il suo favore, mentre dentro di sé continua a pregare che Dio gli si rivolti contro e che il vero re, Enrico VI, scenda rapidamente verso sud alla guida di un esercito e combatta una nuova battaglia, vincente questa volta. Elisabetta ha messo a Thomas e a Richard i loro abiti migliori, ha impomatato e lisciato i loro capelli e li tiene stretti per mano, perché, se li lasciasse liberi, in un paio di minuti riuscirebbero a imbrattarsi di fango e a rendersi impresentabili...

Pubblicato per la prima volta nel 2009, il romanzo è il primo capitolo della serie La guerra dei cugini. La storia, ambientata in Inghilterra tra la primavera 1464 e il marzo 1485, racconta le vicende di Elisabetta Woodville e ha come sfondo il periodo storico noto come la Guerra delle due rose. La rivalità tra le casate degli York e dei Lancaster è cosa nota, così come l’ascesa al trono del giovane Edoardo IV, re volitivo e altezzoso. Elisabetta, vedova di guerra, povera e con due figli da crescere, ha dalla sua un’arma potentissima – la bellezza – di cui si serve per conquistare il re, che la sposa in gran segreto. Divenuta regina, la vita di Elisabetta continuerà a essere segnata dalle difficoltà, rappresentate dall’astio che il fratello del re, Giorgio di York, nutre nei suoi confronti. E non è il solo. Anche il Conte di Warwick rappresenta un a minaccia per Elisabetta e la sua nuova famiglia: costui infatti, insieme a Giorgio, cercherà con ogni mezzo di far cadere il trono e di sottrarre il potere sia a Edoardo che alla famiglia Woodville. Elisabetta sarà quindi chiamata a proteggere se stessa e il proprio ruolo di regina dalla prepotenza degli usurpatori e, per farlo, utilizzerà ogni mezzo di cui potrà disporre. Philippa Gregory – scrittrice britannica nata in Kenya e trasferitasi nel regno Unito all’età di due anni, famosa autrice di romanzi storici – ha più volte dichiarato che l’idea del romanzo nasce dalla scoperta di alcune voci su una presunta relazione tra Elisabetta di York, la moglie di Enrico VII, e Riccardo III. Per approfondire questa supposizione l’autrice ha scavato nella vita di Elisabetta e dei suoi parenti più prossimi, in particolare la madre, Elisabetta Woodville, di cui poche erano le notizie certe. Grazie alle informazioni contenute nella biografia dello storico David Baldwin, la Gregory è riuscita a ricreare un quadro piuttosto fedele delle dinamiche del periodo storico di cui si è occupata e ha saputo delineare in maniera precisa il carattere, le intenzioni e le azioni della protagonista del romanzo. Ovviamente, come l’autrice stessa ha ammesso, la vicenda è un mix tra informazioni storiche e invenzione, laddove non è stato possibile attingere a riscontri documentati. Ciò non toglie nulla a una storia avvincente e ben architettata, che racconta di intrighi, passioni, tradimenti e lotta per il potere. L’unica pecca è che la narrazione si perde un po’ nella parte finale, che risulta più lenta e frammentata.