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La regina della rosa rossa

La regina della rosa rossa

Primavera 1453. Quando la sua dama di compagnia apre la porta e la trova stordita – si era addormentata e ha sognato una catasta di legno, un rogo e un destino impietoso di morte – la invita ad andare a letto, perché l’ora di dormire è già passata da un pezzo, sua madre vuole che lei si alzi presto al mattino e non può quindi stare tutta la notte intenta a pregare. Dopo aver ripensato al sogno ed essersi massaggiata il ginocchio che ha urtato cadendo, prova una sensazione di vertigine per aver a lungo digiunato e decide, alla fine, di mettersi a letto, perché in fondo l’obbedienza è una virtù. D’altra parte lei, lady Margaret Beaufort, dieci anni non ancora compiuti, pur essendo figlia di uno dei più importanti comandanti inglesi in Francia, deve pur sempre obbedire a sua madre e alla governante, esattamente come se fosse una qualsiasi comune fanciulla. È la cugina del re, ma a casa non è considerata ed è costretta a fare quello che le ordina una stupida vecchia che non fa altro che ronfare durante il sermone del prete e succhiare prugne ricoperte di zucchero a ogni ora del giorno, anche mentre si dovrebbe invece pregare. La mattina seguente, a colazione, scopre perché le sia stato vietato di pregare la notte precedente. La madre le ordina di prepararsi per un viaggio, un viaggio davvero lungo. Destinazione Londra, a corte del buon Enrico VI. Il re la accoglierà come una parente stretta: il nonno di uno e dell’altra erano fratellastri e il legame tra le due famiglie è quindi qualcosa di veramente intenso. Enrico VI vedrà in lady Margaret la stessa luce di santità che tutti i sudditi vedono nel loro re. La madre interrompe i pensieri della piccola perché le preme spiegare il motivo del viaggio: il suo fidanzamento con John de la Pole deve essere infranto. Nel momento in cui era stato chiuso l’accordo, l’uomo era un buon partito, mentre ora non lo è affatto. Lady Margaret deve quindi essere sottoposta a un interrogatorio e dovrà confermare, davanti a un nutrito gruppo di giudici, la sua intenzione di rinnegare lo sposo designato. Dopo di che spetterà al re sceglierne uno nuovo…

Determinata e ambiziosa, Margaret Beaufort, la nonna di Enrico VIII, è convinta che spetti alla casata dei Lancaster – che hanno per simbolo una rosa rossa – regnare sull’Inghilterra. I suoi sogni e le sue preghiere, tuttavia, si scontrano con un’amara realtà, che prende forma nel momento in cui il re Enrico VI, lontano cugino, rifiuta di sposarla e la destina a un matrimonio senza amore, con un uomo che, per età, potrebbe esserle padre. Divenuta madre di un figlio mai voluto, Margaret non si rassegna e la sua ambizione le consente di trasformare ogni fallimento in sprone, ogni delusione in trionfo, ogni sconfitta in incentivo. Se lei non è riuscita a realizzare i suoi sogni, farà il modo che sia il figlio a farlo. Margaret si adopera, a partire dalla scelta del nome – Enrico –, a disegnare un futuro diverso per il figlio, a stringere alleanze, architettare complotti, scendere a compromessi pur di raggiungere il suo scopo, soffocando se necessario il più nobile dei sentimenti: l’amore. Philippa Gregory è molto brava a rendere comprensibile un periodo storico estremamente complesso, in cui a dominare sono intrighi di palazzo, insidie e tradimenti e il fine ultimo è sempre e comunque la conquista del potere. Potere che – l’autrice lo sottolinea in maniera accurata e precisa – fa gola non solo agli uomini, ma anche alle donne del periodo, di cui la giovane Margaret è un’eccellente rappresentante. Lady Beaufort, come tutte le donne dell’epoca, sembra vulnerabile e costretta ad accettare ciò che altri hanno stabilito per lei. In realtà sa come rivoltare la situazione a proprio favore e rendere possibili, pur se in forme diverse rispetto all’idea originaria, quelli che in prima battuta paiono desideri irrealizzabili. Una lettura interessante, che permette di conoscere in modo più approfondito il periodo storico legato alla guerra delle Due Rose e di immergersi in una realtà tanto contorta quanto affascinante.