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La restauratrice di libri

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Helene Mazavian è una giovane restauratrice di libri tedesca. Sfoglia le pagine fragili di vecchi volumi rilegati, cercando di metterli nelle condizioni di testimoniare ancora per un po’ la loro storia. Un bel giorno Helene parte per Erevan, Armenia, e quello strano cognome che per tutta la vita si è portata dietro come un vestito un po’ scomodo ereditato dalla nonna, improvvisamente non risuona più straniero. Petrosian, Dikranian, Abovian. La desinenza del suo cognome è in buona compagnia. Helene dovrà passare qualche tempo presso l’Archivio centrale dei manoscritti armeni per imparare la peculiare tecnica armena di restauro del libro e allo stesso tempo potrà forse ritrovare qualche collegamento con la sua famiglia d’origine, girando intorno all’Ararat. Helene si ambienta subito nel freddo inverno armeno. Di sera frequenta fumosi locali di jazz e di giorno si immerge nel passato custodito dai manoscritti. Ma restaurare libri armeni non conduce ad un passato qualunque. Alcune pagine mancano, strappate; alcune immagini sono dilavate, alcune lettere perdute. Entrare nelle ferite dei libri significa entrare nella storia di coloro che un tempo possedevano quei libri e che poi li hanno perduti. Conduce verso il vuoto stretto dalle mani di chi quei libri un giorno li ha dovuti lasciar cadere. E così, dentro le abrasioni presenti sulla carta, nelle macchie scolorite, nelle filigrane consumate si spalanca un orizzonte sui destini spezzati, sul 1915, sul genocidio, sulle pagine mancanti e le storie interrotte…

I libri, lo sappiamo bene, sono finestre aperte su altri tempi ed altri spazi. Su altrove. Il lavoro di restauro librario che la protagonista compie sui manoscritti armeni consente all’autrice di impostare un doppio piano cronologico: uno in cui si muove Helene, nell’Armenia contemporanea, stretta fra il conflitto con l’Azerbaijan per il Karabakh e la costante crisi per una classe politica corrotta; e un altro in cui si muovono due giovani fratelli, Hrant e Anahid, sfuggiti miracolosamente alle persecuzioni turche del 1915 e in fuga per boschi e montagne selvagge con appresso solo un prezioso, sacro, libro di famiglia: una Bibbia illustrata. Il libro che Helene sta restaurando. Questo doppio canale narrativo rende La restauratrice di libri un libro molto efficace nel tratteggiare i caratteri peculiari del rapporto dell’Armenia con la storia e con il presente. Helene è una protagonista convincente: amante del suo lavoro, ha una relazione sospesa in Germania e un’altra che nasce a Erevan; è vitale, sensuale, mossa dalla curiosità verso una ricerca discreta, prudente e non ossessiva delle origini del suo cognome. Un libro per chi ama i libri, per chi ama le ricerche che spingono a viaggi nello spazio e nel tempo, un libro per chi voglia dare uno sguardo asciutto e misurato al mondo dell’Armenia presente.

LEGGI L’INTERVISTA A KATERINA POLADJAN