Il conte Georg Maltravers è appena uscito dal carcere e ora deve dirigersi da Pest a casa di suo fratello Alexander, a Jablonitz. Arrivato nella tenuta, il conte viene informato che suo fratello non è in casa: lo vede solamente l’indomani, quando gli viene annunciato che, ancora una volta, deve cenare da solo, in quanto Alexander, moglie e figlie sono stati inviati a cena. Il conte accetta nuovamente di buon grado: non può infatti soffrire sua cognata e si premura di chiarirlo a suo fratello. Da quel momento in poi, Georg trascorre tutte le sue giornate in solitaria, fino a quando, dopo un’infelice battuta di caccia, rimane ferito e convalescente e non accenna a guarire. La febbre non si abbassa e i rimedi proposti dal medico di Alexander sono vani. Così Georg pensa bene di scrivere al duca di Joyeuse, affinché accorra e gli imponga le mani. Questi si precipita al capezzale, ma si dimostra non in grado di guarire i malati con l’imposizione delle mani. Il conte Maltravers contatta così Anne de La Baume le Boutillier d’Outremer: anch’esso accorre ma, a differenza del duca di Joyeuse, prova a dare qualche tipo di conforto al conte Maltravers, che esala l’ultimo respiro il 3 novembre 1932…

Scrittore, drammaturgo, poeta e sceneggiatore, Alexander Lernet-Holenia è tra i più importanti autori austriaci del secolo scorso. La maggior parte delle sue opere (Due Sicilie, Ero Jack Mortimer, Lo stendardo, L’uomo col cappello, ecc…) sono state tradotte e portate in Italia da Adelphi. Tra queste, figura anche La resurrezione di Maltravers, apparso per la prima volta nel 1936. Ambientato tra casate nobili austroungariche e salotti borghesi parigini, romani e milanesi, l’opera narra della seconda vita del conte George Maltravers, apparentemente tornato dall’aldilà per risolvere alcune questioni rimaste in sospeso e per redimere il suo passato da baro. Così, scappato al suo stesso funerale, il conte si mette in viaggio e contatta i suoi compagni di sempre per un’ultima avventura. Il tono scelto da Lernet-Holenia per La resurrezione di Maltravers è scherzoso e irriverente, sebbene non manchino momenti più seri, che però vengono prontamente asciugati dall’ironia del conte. Interessante è invece vedere come alcune dinamiche borghesi e aristocratiche, di usi e costumi, di riverenze e cortesie, siano pressoché identiche a quelle che si possono osservare ancora oggi.