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La rivolta delle Cariatidi

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Kostas Charitos ha di che festeggiare. È appena stato promosso direttore delle forze di polizia dell’Attica. Ruolo di vero prestigio, che lui desidera rivestire con la serietà e la dedizione che da sempre lo contraddistinguono. Sta seguendo le notizie in televisione, e si tratta di informazioni davvero positive: tutti concordano sul fatto che la Grecia, in un futuro piuttosto prossimo, possa registrare un aumento del PIL pari addirittura a oltre l’8%. C’è di che rallegrarsi, se si pensa che nel 2010 la nazione affondava e aveva avuto bisogno di un prestito d’emergenza da parte dell’Unione Europea. Ora invece, grazie al coronavirus e ai vari lockdown, lo sviluppo economico ha ricominciato a dare frutti. Charitos spegne la TV e va in camera. Non certo per dormire, ma per ammirare e rimirare il panorama. No. Non quello che si vede dalla finestra, ma un’uniforme appesa a una gruccia attaccata alla maniglia dell’armadio. Si sente onorato per il nuovo incarico che gli è stato assegnato, ma anche in ansia, perché non sa come si sentirà il giorno successivo, quando incederà – rigido e impettito – verso la sede del ministero. Sua moglie Adriana, alle sue spalle, lo prende in giro per l’atteggiamento estatico che ha di fronte alla divisa. Ma poi si fa seria e riconosce che si tratta di una promozione meritata e guadagnata onestamente. Aggiunge poi che, il giorno successivo, al rientro dal lavoro, tutta la famiglia al completo lo festeggerà a dovere. Ed eccolo lì, al mattino successivo, mentre lancia un’ultima occhiata allo specchio e si rimira nell’uniforme che gli cade a pennello. Appena arrivato al lavoro, dopo i convenevoli e le congratulazioni di rito, si passa al primo impegno in veste di direttore. Un gruppo di importanti investitori stranieri, gli viene spiegato, ha in progetto di trasferire le proprie aziende in Grecia. Si tratta di imprenditori che hanno intenzione di dar vita a una nuova repubblica ateniese, ricalcata sul modello di quella classica, che è, a parer loro, l’unico sistema politico adatto alla realtà contemporanea. Gli investitori stanno organizzando una visita in Grecia ed è necessario organizzare un piano di protezione che renda il loro viaggio sicuro. Sì, perché il loro intento non è stato accolto da tutti con lo stesso entusiasmo. C’è un gruppo di giovani – le Cariatidi – che mostra di non fidarsi per nulla e teme che, dietro i buoni propositi così apertamente esibiti, potrebbe nascondersi qualcosa di meno trasparente…

Il commissario Kostas Charitos, uomo in genere dimesso nei comportamenti e nell’abbigliamento, indossa l’alta uniforme per il primo giorno di lavoro in qualità di direttore delle forze di polizia dell’Attica. L’antieroe greco – frutto della penna dello scrittore greco e ultraottantenne Petros Markaris – è fiero del cambiamento e il primo incarico che è chiamato ad assolvere è impegnativo ma non troppo, se non fosse che un gruppo di ragazze, le Cariatidi, comincia a far parlare di sé proprio per la loro protesta nei confronti di ciò che, pare, potrebbe accadere in Grecia entro breve. Kostas e i suoi devono sedare gli animi, ma il problema si inasprisce quando una delle Cariatidi viene assassinata e presto altre ne seguono. Charitos e la nuova capa della squadra omicidi – una donna energica, brava, di carattere – devono scovare i responsabili degli assassini e non sarà un compito semplice. Come sempre Markaris offre al lettore un giallo classico, perfettamente progettato e sviluppato, che è anche qualcosa in più. Questa volta il lavoro dell’autore di origine turca è anche un po’ romanzo di formazione e un po’ saggio politico e sociale di un paese tanto meraviglioso e complesso come solo la Grecia può essere. Markaris sottolinea le condizioni economiche di una terra messa in ginocchio dalla crisi, ma che non ha perso le speranze di risorgere dalle proprie ceneri; racconta paure e speranze di un intero popolo attraverso le vicende della famiglia Charitos e del nucleo, familiare e no, intorno a cui la famiglia ruota. Si tratta di personaggi perfettamente caratterizzati, che vivono, sbagliano, sperano, si demoralizzano, invecchiano. Sfogliare e leggere un romanzo di Markaris è avere la certezza di navigare in un mare sicuro, ma anche aspettarsi un’ondata improvvisa che può, in un attimo, stravolgere tutto; è cercare, tra le righe di un genere consolidato e confortevole, domande anche scomode; è trovare un’oasi di evasione ma anche mille spunti di riflessione. Questo, d’altra parte, è quanto ogni buon libro – a prescindere dal genere di appartenenza – dovrebbe fare.