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La rosa è viva

La rosa è viva

Gaia, studentessa romana, milita in un gruppo neofascista come la sua amica Alice e il suo ragazzo Marco, un bel tenebroso rude ed estremamente autoritario, perfino violento. Gaia e Alice collaborano nel preparare e consegnare pacchi alimentari agli indigenti, che però devono essere tutti rigorosamente italiani. Agli altri, gli stranieri, ci pensano già Stato e Chiesa, agli italiani non pensa nessuno, si ripete Gaia. La militanza politica compensa la ragazzina del clima distratto e assente che trova in famiglia: i genitori sono stanchi per un lavoro che offre loro tanta fatica, nessuna soddisfazione e scarso reddito, il fratellino è triste e inappetente. Un’atmosfera più accogliente si respira a casa dei nonni, anziani che vivono di ricordi e che un certo giorno decidono che la nipote si è fatta abbastanza grande da poter leggere alcune “carte” custodite dal nonno, con amore e tremore, per tutta la vita. Questi vecchi fogli, vere e proprie venerate reliquie di storia familiare, sono lettere non spedite che raccontano la storia di Lidia, bisnonna di Gaia, dal luglio 1943 fino al 20 febbraio 1945. Le prime furono scritte a Torino, una Torino antifascista, resistente, intellettuale e operaia insieme, mentre l’ultima è datata “Ravensbrück, 20 febbraio 1945”. In quel campo di concentramento nazista venne infatti rinchiusa Lidia, militante antifascista e coraggiosa partigiana. Le lettere della bisnonna aprono dinanzi agli occhi di Gaia una finestra su un mondo nuovo, quello di una donna della sua famiglia che ha combattuto per costruire una società più giusta ed egualitaria, contro i mostri della violenza, del razzismo, del nazifascismo...

Il titolo del romanzo di Denise Ciampi deriva da una lettera dal carcere dell’11 luglio 1929 di Antonio Gramsci. La citazione, nella sua interezza, recita così: “(...) la rosa è viva e fiorirà certamente, perché il caldo prepara il gelo e sotto la neve palpitano già le prime violette”. Gaia, violetta stretta nei morsi del gelo, è fondamentalmente una ragazza di buoni sentimenti, è generosa nel mettere a disposizione il suo tempo per quella che ritiene essere una buona causa, è innamorata del suo ragazzo e leale con le amiche. Ripone tuttavia fiducia in un gruppo violento, razzista, omofobo, i cui proclami sembrano essere gli unici giunti alle sue orecchie e al suo cuore. Ma, dopo aver cominciato a leggere la testimonianza di vita dell’ignota bisnonna Lidia, la ragazzina, superati l’iniziale sgomento e il comprensibile turbamento, trova, proprio in quel passato, le ragioni e le forze per imprimere una svolta al suo presente. Da eventi remoti, solo apparentemente sepolti, giunge a Gaia quell’esempio positivo che gli adulti che la circondano non sono stati in grado di trasmetterle. Questo assunto del romanzo può essere interpretato come affermazione dell’esistenza di un legame profondo capace di resistere e di legare generazioni di donne lontane nel tempo, ma anche come scoperta, attraverso la retta narrazione del passato, della giusta strada da intraprendere nei difficili anni della formazione delle ragazze e dei ragazzi di oggi.