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La salita verso casa

La salita verso casa

Mancano pochi giorni a Capodanno e Kaoru riceve una lettera alquanto inaspettata: chi gli scrive è il padre, che due anni prima era uscito di casa e non ha ancora fatto ritorno. Riempiendo tutto lo spazio disponibile sul retro di un volantino pubblicitario lo informa che a fine anno lo troverà a casa. Purtroppo Kaoru ha appena promesso alla fidanzata di trascorrere il Capodanno con lei: che scusa può quindi inventare per cambiare programma e tornare dalla sua famiglia? La soluzione gli balena davanti agli occhi: ha voglia di rivedere Sakura, il cane bianco con macchie scure sulle orecchie che aveva scelto lui stesso da una cucciolata quando andava ancora alle elementari. Sceso dal treno che da Tokyo lo ha portato a Osaka e fatta la piccola salita che lo conduce verso casa, apre il cancello e, inizialmente senza essere visto, scorge la figura della madre, aumentata ancora di peso, intenta a sistemare il giardino. Cerca quindi Sakura, ma non la trova. Ormai la cagnolina ha dodici anni ed è diventata anche un po’ sorda, per cui non risponde più ai richiami, ma non ha dimenticato nulla del tempo trascorso con Kaoru: dopo averlo riconosciuto con il fiuto sembra che tutto sia tornato come prima. Proprio in quel momento arriva il padre con una sacca come bagaglio. I tre entrano in casa, dove trovano Miki sul divano impegnata con la sua pedicure quotidiana. Ma è ormai ora di cena e la famiglia si ritrova riunita attorno allo stesso tavolo a distanza di anni dall’ultima volta...

La voce narrante di questo romanzo è quella di Kaoru, il secondogenito degli Hasegawa, che sembra aver ereditato i geni recessivi della famiglia: non assomiglia infatti né al fratello maggiore Hajime, bravo nello studio e nello sport e carico di vita, né alla sorella minore Miki, bellissima e sicura di sé. Ma c’è anche un altro elemento che lo distingue dagli altri. Mentre infatti Hajime e Miki sembrano essere attraversati da sentimenti sempre estremamente profondi, lui “non sente”, o meglio si trova in balia di sensazioni e stati d’animo che non riesce bene a identificare e che non gli permettono di prendere decisioni. Ma forse è proprio questo “non decidere” e non essere lacerato dai sentimenti che gli sta permettendo di non uscire in frantumi dalla disgregazione della sua famiglia. Gli Hasegawa erano una famiglia felice, ma dopo quanto era successo ad Hajime niente era stato più come prima e probabilmente non lo sarebbe stato mai più. Proprio la famiglia è il tema centrale del romanzo, una famiglia dalla fortunata normalità, a cui la vita pone di fronte sfide imponenti. E di questa famiglia fa parte anche il cane Sakura (titolo originale dell’opera), che riesce a far emergere quanto di positivo è rimasto nelle profondità dei suoi padroni umani. Con uno stile pulito e dalla facile lettura l’autrice ci porta all’interno di una storia di vita senza nasconderne gli aspetti più difficili, perché se è vero che condividere un dolore non significa soffrire di meno, avere qualcuno a cui appoggiarsi può essere un motivo in più per provare a rialzarsi.