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La salvezza del papiro

La salvezza del papiro

Marte, Anno Dariano 731. Il sogno di una colonizzazione coesa e collaborativa è ormai andato in fumo. In seguito al disastro planetario che ha condotto a un devastante bombardamento atomico su Terra e Luna, ciò che è rimasto dell’umanità si ritrova ora confinato sul pianeta rosso in gruppi aspramente separati. Le colonie marziane si contendono infatti con continui conflitti le risorse minerarie del pianeta. Manan vive però nella società creata da MaT, l’essere senziente e onnipotente che ha guidato parte dei profughi alla salvezza. MaT, in effetti, non è umano: esiste ormai da secoli e conduce il proprio popolo con una sapienza e conoscenza letteralmente perfette. Ora però i tempi sono maturi, e perciò ha convocato Manan per assegnargli un compito: l’uomo dovrà recarsi nelle altre colonie per portarvi alcune informazioni e al contempo, se possibile, apprenderne. Una sorta di missione segreta, dunque, celata sotto fini culturali. Quello che Manan non può ancora sapere è che questo viaggio lo porterà a contatto con gli antichi “libri”, oggetti di cui non sapeva nulla, e in cui non è solo la scienza a fare da padrona. Uno di essi in particolare chiamato “Bibbia”, un papiro antichissimo conservato gelosamente come ricordo della Terra, sta per spalancargli visioni e pensieri che non aveva mai concepito prima...

Olivero Arzuffi entra nel mondo della fantascienza, ma lo fa in modo personalissimo e particolare. Seppur infatti siamo su Marte, in un futuro lontano, e seppur le lotte tra le colonie richiamino da vicino alcuni elementi classici del genere, al contempo Arzuffi decide anche di svoltare drasticamente dai canoni per far impattare i propri personaggi (soprattutto il protagonista Manan) con la religione e il misticismo. In questo, dunque, si distanzia dalla fantascienza prettamente commerciale e si fa invece vicino ad alcuni giganti, come Philip K. Dick o Frank Herbert, che in passato hanno fatto sì che questo genere potesse guadagnarsi un posto all’interno del mondo letterario. Se l’accostamento potrà sembrare azzardato, facendo i dovuti paragoni non è però troppo distante dal vero, giacché, come nei celebri predecessori, Arzuffi utilizza la fantascienza soltanto come mezzo, come via apparentemente leggera per parlare di temi molto più vasti e che riguardano l’umanità tutta. Anche il suo stile, soprattutto nella prima parte e nel finale, brilla per piacevolezza e qualità, e non scade mai in un mero susseguirsi di colpi di scena come troppo spesso avviene invece in certe opere di questo tipo. Si chiude quindi la lettura con la piacevole sensazione di aver guadagnato qualcosa di buono e di utile da queste pagine.