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La scimmia di pietra

La scimmia di pietra

Il fragile carico del capitano Sen Zi-jun è rappresentato da quelli che i trafficanti di esseri umani chiamano i maialini, mentre per gli agenti dell’Ufficio immigrazione - che intercettano le navi su cui sono imbarcati, li arrestano e li rimpatriano - sono gli irregolari. Si tratta di uomini e donne che abbandonano case e famiglie ben consapevoli di dover affrontare anni rischiosi e pieni di fatiche; sono persone che hanno solo remote possibilità di piantare radici in luoghi in cui le loro famiglie possano prosperare e trovare libertà e soddisfazione. Manca poco all’alba. Il capitano oltrepassa i container vuoti, che fungono da camuffamento, fissati al ponte della sua imbarcazione, apre la stiva e osserva le trenta persone rannicchiate le une sulle altre all’interno di quell’ambiente asfittico e senza oblò. Immondizia e giocattoli per bambini galleggiano sotto le brande da quattro soldi posizionate in quella specie di prigione. Il capitano è convinto di fare qualcosa di buono per quelle persone: le sta aiutando ad abbandonare una vita di stenti per raggiungere la speranza di un futuro felice in America. Il radar ha appena mostrato una nave, probabilmente di proprietà della Guardia Costiera, avvicinarsi rapidamente alla loro rotta per intercettarli. Occorre fare qualcosa. Il capitano ha dato ordine di dirigersi verso un’insenatura naturale. Lì, le acque dovrebbero essere abbastanza calme per utilizzare le scialuppe. Sulla spiaggia, i profughi troveranno i camion che li condurranno a New York. Lui, in qualche modo, se la caverà. Tornato sul ponte di comando, trova Lo Spettro - lo spietato trafficante di uomini braccato da polizia, FBI e Ufficio immigrazione, nonché suo socio in affari - chino sul radar. L’uomo, impassibile, ordina al comandante e ai suoi uomini di nascondersi in stiva. Fingerà di essere lui il comandante e affronterà gli uomini della Guardia Costiera. È abituato a mentire e sarà più credibile. Poco dopo Lo Spettro prende dalla tasca una scatola di plastica nera, preme un pulsante e una terribile esplosione solleva nell’aria una gigantesca colonna d’acqua. La nave si inclina, imbarca acqua salata, e dopo mezz’ora è completamente affondata...

La quarta avventura che vede come protagonista Lincoln Rhyme - il profiler più abile di New York e, forse dell’intero Stato, una mente geniale costretta in un corpo immobilizzato a seguito di un incidente - è un’indagine sul traffico di clandestini cinesi. C’è uno spietato personaggio, che uccide famiglie intere di innocenti solo per il proprio profitto personale e per alimentare la perversione che lo caratterizza. Quando alcuni di essi riescono a fuggire, tuttavia, diventano testimoni estremamente pericolosi per lo Spettro - questo il nome del brutale assassino - che ingaggia una spietata caccia al fine di catturarli e zittirli. Per Lincoln e Amelia Sachs - personaggi splendidamente delineati dalla prolifica penna di Jeffery Deaver, incontrastato maestro del thriller - non c’è molto tempo per salvare i testimoni e catturare lo Spettro. Le indagini, come al solito, sono accurate e rivelano le particolari capacità deduttive dello scienziato forense; attraverso il corpo di Amelia, con cui sin dalla prima indagine si è creata una sinergia e un’empatia che è bel presto sfociata in un sentimento più profondo, percorre ogni scena del crimine e incamera ogni particolare. La voce di Rhyme, ora curiosa, ora distaccata e dura e ora suadente, guida la donna attraverso un’immaginaria griglia che, così come scandaglia i luoghi fisici, allo stesso modo analizza la profondità dell’abisso del cattivo di turno e ne rivela intenzioni, punti di forza e debolezze. Vero maestro dello show, don’t tell - tecnica narrativa che predilige l’azione e il dialogo, richiamando la scrittura cinematografica - Deaver riesce a catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina e gli permette di vedere, e non solo di leggere, ciò che accade ai personaggi della sua storia. E come al solito, poi, quando pare che le indagini siano a buon punto e che la conclusione del caso sia dietro l’angolo, ecco che l’ennesimo colpo di scena spariglia le carte e rimette in gioco tutto. Deaver non sbaglia un colpo e al lettore, concluso il romanzo, non resta che cercare un’altra storia di Lincoln Rhyme e perdersi tra le righe della nuova lettura.