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La scintilla necessaria

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Agosto 2020. L’uomo ha sessantasei anni. Sta correndo, con il fiato sempre più corto, lungo un sentiero ripido; i rami delle ginestre gli graffiano i polpacci e gli aghi di pino lo fanno scivolare. In cima alla scogliera, dove si apre il dirupo sul mare, l’uomo viene preso da esaltazione mista a paura: implora in silenzio una donna, Sara, e il pensiero materializza l’amica con cui, tanti anni prima — erano entrambi quattordicenni — aveva raggiunto quello stesso punto. Lei non parla. Tende la mano, lo guarda e aspetta. L’esitazione dell’uomo, però, conferma la sua incapacità a seguirla nelle prove più dure. La donna spicca un salto e per un istante sembra librarsi sospesa, poi sparisce. E mentre vola giù, il cuore e il respiro dell’uomo sembrano fermarsi. Esattamente come quando, diciannove anni prima, aveva scoperto che la sua Sara era scomparsa… Luglio 2001. Genova è scossa da un weekend di guerriglia per il G8 e nello studio di registrazione a Roma è un susseguirsi di notizie e immagini drammatiche. In cabina di regia, con i suoi quarantasette anni, Nicola si sente vivo solo fiancheggiando il campo di battaglia, forse perché — come ha sempre sostenuto Sara, la donna che ormai non frequenta più da vent’anni — è un coniglio. Questo però non è il momento di pensare a lei: occorre scegliere fra i vari spezzoni girati. Ormai ha maturato un’esperienza tale per cui riesce a comprendere quali, fra le tante immagini riprese con il fumo che offusca le strade della città, faranno piangere o infiammare lo spettatore. L’importante è reggere l’attenzione. Ma ecco che, all’improvviso, si stacca: senza nemmeno sapere perché, si volta verso uno dei tanti monitor su cui scorrono in contemporanea le immagini di altri canali e programmi. Ed eccola, l’immagine che il suo istinto ha percepito solo sotto forma di brivido: un volto di donna che conosce e riconosce senza ombra di dubbio. Quella donna è Sara Rocchi, la “sua” Sara: è sparita da un mese e nessuno ha avuto notizie o sa dove si trovi. Così, il ricordo non può non andare al loro ultimo e casuale incontro in metropolitana, due anni prima. Era l’autunno del 1999…

L’assenza in amore, come nell’amicizia, può essere devastante, soprattutto quando viene negata la possibilità di un incontro, di un riavvicinamento. È questo uno dei temi principali attorno al quale si sviluppa l’intenso romanzo di Chiara Tozzi — scrittrice, psicanalista e docente di sceneggiatura. Nicola è un uomo maturo, ha avuto successo come giornalista e conduttore televisivo, in un ambiente dove, per sopravvivere, occorre essere tracotanti e cinici. Ha una bella casa, una moglie giovane che vorrebbe avere dei figli, un giro di conoscenze importanti. È stato legato, fin dall’infanzia, a Sara: con lei ha condiviso momenti spensierati ed esperienze dolorose, si sono allontanati, ritrovati e persi di nuovo. Dopo aver saputo che l’amica di un tempo è scomparsa, Nicola sente il bisogno di sapere dov’è, se sta bene. Si aggrappa così ai ricordi della loro storia e la memoria diventa un modo per esorcizzare la paura di un futuro in cui la solitudine sembra essere il suo unico destino. Esistono molti modi di influire sulle vite delle persone e Sara, donna forte che sa quello che vuole e reagisce con coraggio alle prove della vita, ha questo potere su Nicola, anche se non gli è accanto, anche se la distanza che li divide, nel tempo e nello spazio, è considerevole. Dal punto di vista formale il procedimento narrativo più utilizzato dall’autrice per interrompere l’ordine cronologico degli avvenimenti è il flashback: la rievocazione, da parte del protagonista, di avvenimenti accaduti molto tempo prima nasce dall’esigenza di fare chiarezza in se stesso e fornire al lettore informazioni indispensabili per la comprensione dell’intera vicenda. I toni della narrazione sono diretti e indagatori; insieme ai drammi e agli avvenimenti personali, vengono rievocati quelli collettivi — dal Sessantotto al terrorismo, dall’attacco alle Twin Towers all’elezione di Barack Obama, fino all’isolamento dovuto alla diffusione del Covid-19. Elementi, questi che, fondendosi in un racconto dinamico e introspettivo, mettono in evidenza i rimpianti e i rimorsi di Nicola: le occasioni perdute, gli errori più o meno volontari, le scelte che non ha avuto il coraggio di fare e quelle che invece ha compiuto, che si sono rivelate sbagliate, ma che ora può rimediare.