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La sedia del drago

La sedia del drago

Zuleika Angel Jones, nota come Zuzu Angel, è una celebre stilista di fama internazionale quando la sua vita viene stravolta dalla sparizione del figlio primogenito, Stuart Edgar Angel Jones. Stuart ha sempre mostrato uno spirito sensibile alle ingiustizie, fino a diventare un leader della dissidenza universitaria e militante del gruppo armato MR-8. Entra pertanto in una zona pericolosa, perché quello che fa dà all’occhio e attira l’attenzione del governo brasiliano: dal 1964 il Brasile è sotto una dittatura militare, che si sostanzia con un controllo serrato e spietato degli oppositori, i comunisti. Tutto inizia il 13 marzo 1964, quando il presidente João Goulart (detto Jango) annuncia durante un imponente comizio a Rio de Janeiro la sua volontà di promuovere radicali riforme sociali ed economiche, come la nazionalizzazione delle raffinerie di petrolio, la regolamentazione degli affitti e una grande riforma agraria per ridistribuire le terre dei latifondi. La risposta dei conservatori non si fa attendere: all’alba del 31 marzo 1964, il generale Olímpio Mourão inizia la marcia delle truppe verso Rio de Janeiro per rovesciare il governo. Il 2 aprile il Congresso dichiara vacante la presidenza e il 9 aprile 1964 i capi delle Forze Armate emanarono l’Ato Institucional numero 1. Da lì la fondazione di una Dottrina di Sicurezza Nazionale, elaborata presso la Escola Superior de Guerra (ESG): il dissenso è identificato come una forma di sovversione che va neutralizzata, con ogni mezzo, destinato a diventare sempre più crudele Stuart è catturato nel maggio 1971 e portato alla base aerea del Galeão, dove more dopo essere stato trascinato legato a una jeep con la bocca premuta contro il tubo di scappamento. Il suo corpo venne occultato. Ma Zuzu ha un carattere forte ed inizia una ricerca instancabile del corpo del figlio. Sfruttando il suo lavoro nella moda, porta a New York nel 1971 una collezione con stampe di carri armati, angeli fucilati e sole dietro le sbarre. Henry Kissinger e Ted Kennedy si spendono per fare pressione sul regime. Invano. Nel 1976, Zuzu muore in un incidente stradale mentre torna a casa a Rio de Janeiro. Solo nel 1998 un’inchiesta ufficiale stabilisce che non fu un caso, ma un attentato orchestrato da agenti del regime. Poco prima di morire, lascia dei biglietti agli amici scrivendo che, se le fosse successo qualcosa, i colpevoli sarebbero stati gli stessi assassini di suo figlio…

La sedia del drago è uno scritto potente e disturbante, ma necessario perché scardina l’immagine stereotipata del Brasile “terra di piacere e divertimento” per rivelarne il “cuore di tenebra”. La forza del libro risiede nella sua oggettività: da un lato, una ricerca documentale accurata, basata su atti giudiziari e documenti desecretati della CIA; dall’altro, un’intensità e forza narrativa che dà voce e dignità alle vittime ricordate, senza nessuno sconto. È un viaggio angosciante ma fondamentale per comprendere come una democrazia possa scivolare nella barbarie sistematica: il pau de arara (trespolo del pappagallo) e la cadeira do dragão (sedia del drago) sono gli strumenti principali del regime per indirizzare i malcapitati lungo un percorso di sofferenza punitiva e letale, ampiamente documentato e descritto in un capitolo sulla “tassonomia del dolore”. La scrittura è incalzante e, pur affrontando temi di un’atrocità quasi insostenibile, mantiene un impegno etico costante verso la verità storica, quella di uno Stato che istituzionalizza la violenza, come sistema organizzato e strutturato finalizzato all’annichilimento della persona. Non c’è pentimento, ma c’è una ragione di Stato per giustificare tutti questi omicidi. Il libro si arricchisce di una prefazione, intitolata Il «sistema» della tortura all’opera, curata da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: in essa si analizza la natura istituzionale e psicologica della violenza durante la dittatura brasiliana.