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La segretaria

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Christine Butcher sta passando i suoi giorni nella tenuta di The Laurels, a Londra. Scrive, legge, si riposa perché qualcosa di terribile le è accaduto e deve in qualche modo riuscire a riprendere fiato e a risistemare la sua vita andata in pezzi. Ripercorre, con i pensieri, la sua esistenza e l’evento che, molti anni prima, l’ha cambiata per sempre: era bastato un colloquio per diventare segretaria di Mina Appleton, la figlia di Lord Appleton, il presidente, ormai anziano, di una società che possedeva una grossa catena di supermercati nella capitale britannica. Mina, con la sua verve e il suo carisma unico, voleva innovare e prendere le redini del business paterno portando gioventù e idee nuove; aveva, però, bisogno di una fedele segretaria che la seguisse in tutto e per tutto e le facesse da spalla. Christine non aveva esitato nemmeno un secondo ad accettare il ruolo, non tanto perché le servisse davvero, non certo perché fosse la sua vera ambizione ma quanto perché era nato subito un legame speciale con Mina, una stima quasi incondizionata. Un legame così forte, così radicato ma, probabilmente, unilaterale. Nella quiete del verde di The Laurels, Christine ritorna indietro con i pensieri e rivive ogni momento pur sapendo che non c’è via di fuga al presente che ha portato tanto dolore e sofferenza nella sua vita di ormai ex segretaria. Vuole però liberarsi dalla dipendenza psicologica verso Mina: Christine deve riprendersi tutto ciò che le è stato tolto con il tradimento da parte della persona che amava di più e per la quale ha svolto, per anni, ogni giorno il proprio dovere, anche oltre le sue “normali” mansioni, sfociando nell’illegalità…

La segretaria rappresenta in maniera mirabile l’essenza di un rapporto malato, la completa sudditanza mentale di una vittima rispetto al suo carnefice. Il manipolatore, ovviamente, è sempre una persona di grande fascino e carisma mentre chi ne è preda non si ritrova niente altro in mano se non quell’amore malato e portatore di grandi sofferenze. La scelta di far narrare in prima persona a Christine tutta la storia è davvero vincente: è lei la segretaria, il fulcro di tutta questa vicenda drammatica, la fedele sottoposta che fa di tutto pur di ottenere il riconoscimento di Mina. Eppure anche Mina Appleton ha un ruolo fondamentale e tutto il romanzo è scandito dai dialoghi e dal rapporto tra le due protagoniste. La prima mite e arrendevole, disposta a tutto per compiacere l’altra, anche ad andare contro la legge, la seconda spietata, egoista, ricattatrice, decisa a ottenere ciò che vuole con ogni mezzo. Benché la storia narrata sia tragica, soprattutto nel finale, lo stile non è mai ampolloso, o peggio “piagnucoloso”, Christine mantiene sempre una sua fierezza nell’argomentare i fatti e la lettura scorre molto piacevolmente soprattutto grazie alla notevole capacità introspettiva del narratore. La sensazione è quella che danno i diari e noi lettori ci sentiamo, così, custodi di tutti i segreti inconfessabili di Christine, riuscendo ad immedesimarci in lei. L’ambientazione è quella di una Londra signorile: Notting Hill, hotel di lusso, set televisivi, ristoranti alla moda; la città viene raffigurata nei suoi quartieri “bene”, un mondo sconosciuto ai più che aiuta ad entrare nella storia che, alla fine, potrebbe essere anche vista come uno scontro tra classi sociali differenti. Il colpo di scena finale è inaspettato e vale la lettura dell’intero libro: la spirale in cui la Knight fa entrare Christine aveva sicuramente la necessità di essere spezzata con una catarsi, però non era semplice riuscire a escogitare qualcosa di così spiazzante e amaro, un vero colpo al cuore.