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La selva degli impiccati

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Borgogna, 19 ottobre 1454. Mastro Manuel Flamant ammira, seduto nella penombra della sacrestia, la scatola che contiene una sinistra reliquia. Rimugina sulla complessa costruzione della scatola quando il suo segretario lo chiama: nella corte esterna si è radunata una folla indispettita che reclama il prelato. Che possono volere? A guidare la marmaglia due cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, che lo accusano di possedere un reliquiario che contiene lo spirito di un demone. Proprio mentre Flamant protesta, il suo segretario mostra la scatola scatenando l’orda inferocita, che afferra il prete e lo trascina via. 1463, Parigi, carcere di Grand Châtelet. Il condannato François Villon attende l’ora del patibolo rinchiuso in pozzo. Riflette sull’ingiusta vita e l’ingiusta condanna, ma un’ombra si affaccia oltre la vera. È il custode Ètienne Garnier, giunto a tormentarlo o a portare buone notizie? Villon, che non resiste a punzecchiare l’odiato carceriere scopre che, contrariamente alle sue paure, scamperà alla morte. Emerge dal pozzo con entusiasmo e resta sorpreso nel trovare uno strano individuo vestito di grigio nel piazzale della prigione. L’uomo, che indossa un anello d’oro con una pietra di carbonchio, lo minaccia: se non si presenterà quella notte al Pet – au – Diable per lui saranno guai. Inquieto per la minaccia, ma euforico per la libertà, l’uomo raggiunge il patrigno, mastro Guillaume de Villon, presso la chiesa di Saint-Benoit-le-Bétourné. Accolto con sdegno dal prete, contrariato dalla vita peccaminosa di Villon e scambiate reciproche accuse, il cappellano gli comunica che la grazia concessa dal prevosto Jacques de Villiers comporta un esilio di dieci anni da Parigi e il pagamento di 120 scudi d’oro. L’ex carcerato è furioso, chiede informazioni sull’uomo che lo ha minacciato, ma il patrigno non ha idea di chi sia. L’unica cosa che l’uomo può fare, dopo essersi rifocillato e cambiato d’abito, è recarsi al misterioso appuntamento e scoprirlo da solo…

Cosa può volere un uomo se non “un’occasione per essere nobile, almeno una volta prima di morire”, per dare un senso alla propria esistenza? Questo è il pensiero che tormenta François Villon (Parigi, 1431/1432 – 1463), prima della libertà. Il celebre poeta francese è il protagonista di questo avvincente romanzo scritto dal prolifico autore Marcello Simoni (archeologo, bibliotecario, scrittore). Una figura storica quindi, che l’autore ha reso nella sua complessità, con luci e ombre, pulsioni e rimpianti. Villon è animato dalla sete di vendetta, ma anche dalla volontà di compiere un’azione meritevole, che renda giustizia a chi ne è stato privato con la forza. A dargli man forte in questa suggestiva avventura che si sviluppa tra i boschi della Borgogna e la brulicante Parigi, c’è la giovane e indomita “Freccia Ardita” (leggendo il romanzo scoprirete il ruolo della determinata eroina). Sullo sfondo gli intrighi di nobili e clericali truffaldini, assetati di potere e ricchezza. Simoni ha pubblicato diversi racconti e saggi storici, dalla partecipazione alla raccolta 365 racconti horror per un anno alla vittoria del Premio Bancarella nel 2012 grazie al romanzo Il mercante di libri maledetti, la pubblicazione dei suoi romanzi è andata avanti a gonfie vele conquistando l’interesse dei lettori, tanto che nel 2015 vende un milione di copie con L’abbazia dei cento delitti. La sua ultima opera, il saggio Angeli e diavoli, edita da Einaudi per il 2021, attraverso fonti storiche, testi sacri e leggende, analizza l’eterna lotta tra il Bene e il Male.