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La sete

La sete

Roma. Lui e Lei. Lui ha circa cinquant’anni e dirige una piccola ma lucrosa azienda che si occupa di elaborazione dati. Ha due giovani segretarie che subiscono il suo fascino – un magnetismo animale che lo ha sempre accompagnato da quando era un ragazzo – ma che a Lui non fanno né caldo né freddo perché è assolutamente, perdutamente gay e anzi ama circondarsi di dipendenti di sesso femminile proprio affinché almeno il posto di lavoro sia al sicuro dalla sua dipendenza dal sesso, dalla “sete” che lo tormenta fuori da là. La sete, così Lui chiama il bisogno ineludibile di avventure sessuali, di degrado, di buio: “Non puoi saziarla. Al massimo riesci a farla stare zitta quel tanto che basta per mangiare, fingere di lavorare e far credere agli altri di essere uno come loro”. È sempre a caccia di avventure, ma ha anche degli “appuntamenti fissi” con cui almeno lenire la sua sete: un “pischello” di periferia da cui si fa praticare sesso orale a pagamento, trattandolo come un servo; un benzinaio di Primavalle – marito e padre affettuoso, insospettabile – che ama farsi sodomizzare da Lui in una baracca poco lontano dalla pompa di benzina dove lavora e infine lo Schiavo, un uomo del quale Lui non sa nulla ma che gli dà appuntamento sempre in uno squallido appartamento per farsi ammanettare, imbavagliare, picchiare e stuprare con violenza, senza che i due scambino una parola. E poi c’è sua madre, ricoverata in un hospice in attesa della morte, che Lui va a trovare ogni giovedì trattandola male e maledicendosi per questo… Lei invece non lavora, fa la mantenuta. È bella, giovane, magra, elegante, cintura nera di shopping. Nata in periferia e con un passato molto infelice e doloroso, grazie alla sua bellezza e alla sua spregiudicatezza è riuscita a farsi sposare da un senatore brutto e grassoccio che la fa vivere nel lusso sfrenato e la tratta con discreta indifferenza, ma ogni tanto la sottopone a crudeli sedute di BDSM durante la quali la lega, frusta, pinza, sodomizza con giganteschi vibratori. Lei vive in un maxi-appartamento vicino Piazza di Spagna, frequenta signore dell’alta società che in realtà odia, entusiasticamente ricambiata, e ha al suo servizio quattro colf africane che ama brutalizzare con sadismo. Lei nasconde anche un segreto: è attratta morbosamente dalle feci, dalla merda, gode a calpestarla, spiaccicarla, annusarla. Lui e Lei sono molto diversi: eppure i loro mondi e le loro vite hanno un punto in comune che nessuno dei due sospetta…

Due protagonisti fascinosi, quelli del crudissimo La sete, affresco a tinte fosche di una Roma brutale in cui il sesso estremo è sì una realtà di per sé – una realtà selvaggia e sotterranea – ma è anche metafora del potere. Due protagonisti molto diversi tra loro eppure anche vicini, non solo per il clamoroso colpo di scena finale che svela il loro legame, ma anche per la loro natura profonda, come ha spiegato a “Gaynews” lo stesso Giovanni Lucchese: “Il loro sentimento dominante è la rabbia. Lui ne viene sopraffatto, è uno schiavo delle sue pulsioni, non conosce altra soddisfazione se non quella della carne, del sesso immediato. Lei fa della rabbia un punto di forza. Sa gestirla, del resto l’universo femminile è spesso più attrezzato e in grado di comprendere e affrontare i propri limiti. La rabbia per Lei è una valvola di sfogo, un’arma che tiene puntata contro chiunque le capiti a tiro”. Breve e incalzante, il romanzo di Lucchese – classe 1970, romano – non ha alcun riguardo nello sbattere in faccia al lettore situazioni estreme (o meglio che molti potrebbero giudicare estreme, ma altri no) utilizzando un linguaggio assolutamente esplicito e senza compromessi – con tanto di bollino “Parental Advisory Explicit Content” in copertina. Ci sono molte cose in queste 200 pagine dal piccolo formato. Grandezza, ma anche miseria. Piacere, ma anche dolore. Dolore dei corpi, e soprattutto dolore delle anime.