Venezia, 10 ottobre 1513. Mai sarebbe voluto rientrare a Venezia. Troppo dolore, troppa angoscia, troppi ricordi che fanno male al cuore. Ma Victor Salva, dopo due anni – forse – d’assenza, arriva nella città lagunare proprio nel giorno del suo trentesimo compleanno. Se ne stava tranquillo a Roma, quando un corriere a cavallo, magro, giovane e basso, gli ha consegnato un messaggio, scritto da ser Augusto Tron, in Segretario del Consiglio dei Dieci, che lo richiamava con urgenza in città. E ora eccolo lì, a Piazza San Marco, accecato da ricordi che gli attorcigliano lo stomaco. Risente la voce soave della sorella Bianca, assassinata brutalmente e altrettanto brutalmente seviziata: il cuore le è stato asportato dal petto e gettato sull’uscio di casa. Gli assassini sono stati trovati e giustiziati, ma il dolore non si placa nell’animo di Victor, che continua a essere straziato dall’angoscia. Manca da Venezia da un po’, ma è come se il tempo non fosse affatto trascorso. Tra San Marco e Rialto chiunque abbia qualcosa da vendere fa a gara per accaparrarsi clienti. Si vende di tutto: libri, pellicce, mobili, ritratti. Poco più avanti Victor viene attirato dalla voce di un cantimbanco, che sta raccontando la storia di un ricco patrizio, tale Giulio Giustinian, che è stato trovato morto in una barca. Victor Salva rivolge qualche domanda a chi, come lui, sta seguendo il racconto del cantimbanco e scopre che la morte di cui parla è accaduta un mese prima. Forse, pensa Victor, il motivo per cui il sier l’ha fatto chiamare è proprio legato a quella morte. Con questo pensiero a occupargli la mente, e con un brutto presentimento a opprimergli il cuore, Salva si dirige verso l’Osteria della Luce, che porta questo nome anche se si trova in una delle calli più strette, dove il buio della notte rimane anche durante il giorno e i raggi del sole lambiscono l’edificio solo per qualche minuto al giorno, e unicamente nei piani superiori dell’edificio…

I romanzi storici di Fabio Delizzos – torinese di nascita, sardo d’adozione e ora residente a Roma – sono ogni volta talmente avvincenti e così ben architettati, che è un peccato rivelarne, anche solo in parte, il contenuto. Nel suo ultimo lavoro l’autore non ha disatteso le aspettative e ha confezionato un thriller d’azione – ricco quindi di colpi di scena, della giusta dose di mistero e di suspense – che ha tuttavia qualcosa in più. Al di là dell’ambientazione storica – la Venezia di inizio Millecinquecento – splendidamente descritta e rappresentata, Delizzos indaga in maniera meticolosa nell’animo e nel sentire dei personaggi, con particolare attenzione nei confronti del protagonista, l’agente investigatore Victor Salva, uomo determinato a debellare il male, ma in lotta perenne con un profondo dolore che lo ha annientato e ferito a morte. Contro il suo volere Salva torna nella città che più ha amato e odiato, Venezia, appunto, per cercare di fare luce su morti misteriose, che lasciano supporre l’esistenza di forze arcane e demoniache. Ecco allora che la vicenda si snoda tra gli opposti, tra l’amore e l’odio, la vita e la morte, il dolore e la gioia, il bene e il male per arrivare, attraverso un intreccio ben confezionato e un ritmo incalzante, a un finale inatteso, che spiazza ogni certezza e fa centro. C’è da sottolineare inoltre l’attenzione con cui l’autore, attraverso i personaggi femminili della storia, riesce a mostrare la condizione della donna nel periodo storico di riferimento, cogliendone caratteristiche salienti e, soprattutto, mostrando i primi segni di un cambiamento ancora in fieri, ma già evidente. Un testo molto ben scritto e davvero avvincente; una lettura appassionante e intensa; una voce autorale sicuramente riconoscibile, che non delude e riesce ogni volta a stupire.
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