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La settima invitata

La settima invitata
In un remoto casolare posto nella campagna umbra, si ritrova un eterogeneo gruppetto composto da sei ex-compagni del liceo classico Montale di Roma, per trascorrere insieme un week-end pasquale a distanza di quindici anni. Padrone di casa ed organizzatore del raduno è Alessandro che, dinanzi alla prematura scomparsa del padre, aveva rinunciato agli studi pur di mantenere in attività l’azienda agricola di famiglia. L’iniziativa si rivela in realtà un curioso excamotage inventato per rinvigorire il ricordo della sorella Gaia, morta suicida ancora adolescente, e far luce definitivamente sul mistero di quel lontano gesto inconsulto. La comparsa inattesa della settima invitata lacererà il velo stereotipato dell’amicizia, rivelando risvolti amari ed insospettabili intrecci finali…  A turno ogni personaggio si mette al centro della piccola comunità e riversa sugli altri aspetti reconditi della propria condizione esistenziale. Guidati dalla narratrice ci immergiamo nei loro vorticosi giri di valzer, finendo per essere assorbiti nel turbinio di una confessione collettiva, attraverso una scrittura asciutta, che fa emergere l’oscuro risvolto delle vicende umane senza indulgere in cervellotiche analisi. Mentre a poco a poco prende consistenza l’apparizione spettrale di Gaia che, a dispetto del proprio nome, nella rievocazione dei presenti assume tuttavia i contorni di una figura fragile, sensibile, enigmatica, preda di un’invincibile forma di timidezza. Tutti loro si trovano a fare i conti con questa essenza incorporea, a ripercorrere le sue ultime ore di vita, a scoprirne il disperato bisogno di amore, a ricercare le cause del dramma familiare che ancora aleggia irrisolto tanto nelle stanze dell’abitazione, quanto in quelle dell’animo di ognuno di loro...
Stefania Lusetti, vincitrice del primo premio del Concorso letterario San Mauro di Buscate nel 2003 con il racconto “Villa Fiorita”, procede per illuminazioni improvvise, con un linguaggio smussato in una forma agile ed essenziale, fornendo un buon spunto narrativo, benché non troppo originale. Se è infatti inevitabile il richiamo al “Giro di vento” di Andrea De Carlo, a sui si accosta per il comune rapporto di prefigurazione, in questo suo romanzo d’esordio la Lusetti sembra attingere soprattutto al “Giro di vite” di Henry James, dove le inquietudini non vengono prodotte dai fantasmi, ma dai tarli presenti nelle singole esperienze. Anche qui, contrariamente a quanto lascerebbe presupporre il titolo, a sovvertire l’allure disincantata della vacanza non è tanto il baluginio ectoplasmatico di Gaia, quanto le contraddizioni dei convitati che recano tormentosi segreti. A far da controaltare al pesante fardello di detriti umani accumulati lungo il loro percorso di vita, spicca il legame tra Alessandro e la madre Cristina : serve a mettere in luce l’integrità morale di un personaggio dedito al mantenimento del vincolo familiare, inteso come valore alto dell’agire umano. La scelta del periodo pasquale nasconde in verità un’allegoria morale che trova sostanza in un insieme di rimandi al tema della catarsi, su cui la stessa Maria Giovanna Luini pone molta enfasi nella sua accattivante introduzione. E pur tuttavia scorrendo le pagine ci accorgiamo che in questa avventura non siamo sicuri di niente. Poiché capita perfino che Fabrizio, la persona da cui meno te lo aspetti, si trasformi in una presenza risolutiva del dramma esistenziale di Roberta. Scrittrice alle prese con un matrimonio ormai fallito ed il conseguente ricorso all’alcolismo, ella ritrova la sensazione di esserci ancora, nella tenerezza affettuosa dell’ex-compagno di scuola, benché questi non sia insensibile al richiamo di un consolidato rapporto omosessuale. Dopo mesi di apatia, la parola torna nuovamente a fluire dalla tastiera del computer, il feto di una bimba inizia a crescere nel suo grembo ed il mondo ricomincia ad esistere. Un viaggio, quello della narratrice protagonista, che evolve tra mille frammenti, riflessioni, ricordi, incubi proprio fino alla catarsi finale. Alla scrittrice piace rimescolare le carte e lasciarci allibiti. Difficile dire, al termine del libro, se Gaia sia realmente defunta, se appartenga ancora al mondo dei viventi, oppure se la nascita di questa bimba che reca il suo stesso nome ne rappresenti la resurrezione fisica e simbolica.