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La sfrontata bellezza del cosmo

La sfrontata bellezza del cosmo

“La storia dell’osservazione del cosmo non comincia certo con l’invenzione degli strumenti con i quali potenziamo i nostri sensi. Per lunghi secoli, l’unico modo per registrare e perpetuare ciò che si osservava era disegnarlo, dipingerlo o inciderlo”. O raffigurarlo in un affresco, come l’adorazione dei Magi che Giotto creò nella Cappella degli Scrovegni a Padova nei primi anni del 1300. Il genio toscano ebbe cura di far apparire una stella cometa, un prodigio che, dal cielo, aveva indicato la strada verso l’incarnazione del divino. Pochi anni prima della realizzazione, un’altra cometa, quella di Halley, aveva transitato lungo l’orbita terrestre. Anche Giotto la notò? Non possiamo saperlo, ma moltissimi altri esseri umani la osservarono e qualcuno tramandò l’evento. La scienza prima di Galileo, la scienza cioè prima del metodo sperimentale, è stata un tentativo di comprendere la realtà delle cose semplicemente osservandole, provando a misurarle, a fare correlazioni, in attesa di prove da cui trarre leggi e teorie. Galileo, appunto: nel 1610 scopre i pianetini di Giove, satelliti, e li disegna. Apre così la strada alle menti che, come Newton, intuirono la forza di gravità che regola ogni corpo dell’universo conosciuto. Dai disegni alle immagini tecnologiche: un grande salto per arrivare al 1872 quando, appena trent’anni dopo la sua invenzione, un apparecchio fotografico fissò la luce di una stella, Vega. Si trattò, probabilmente, della prima fotografia astronomica. A questa ne seguirono innumerevoli altre, spesso composte in modo inconsueto, trasformando i segnali dei radiotelescopi in figure o elaborando dati digitali. Nel 2015, in questo modo, abbiamo avuto modo di “vedere” un buco nero. O meglio, di vedere ciò che accade intorno a esso: non è infatti possibile catturare l’immagine dei black holes. Eppure il profilo di quella “ciambella” infuocata sul fondo nero più nero che c’è è una fotografia entrata nella storia…

A viaggiare oltre il nostro minuscolo pianeta sono gli astronauti e le sonde che si dirigono su Marte, oppure possiamo accontentarci della fantasia e della fantascienza. In ogni caso, il supporto di un riferimento visuale è essenziale. Licia Troisi, astrofisica e popolare divulgatrice - nonché autrice di saghe fantasy amate in tutto il mondo - ha scelto per i suoi lettori un catalogo di quattordici immagini astronomiche significative e con queste ha raccontato la bellezza dell’universo. Un fascino incantevole e misterioso, inafferrabile, persino sfrontato. L’idea è molto buona, funziona sia per chi abbia già familiarizzato con la fisica o abbia maneggiato un telescopio amatoriale, sia per i più piccoli o gli inesperti assoluti. Nessuna equazione né grafico da interpretare: l’autrice riporta la scienza a esperienze alla portata di tutti: quel dipinto già visto, l’episodio storico citato a scuola, l’aneddoto riportato da un genitore. E non teme di proporre temi un po’ più complessi - il rapporto fra scienza e società, religione, filosofia - che stanno diventando sempre più necessari. Le vie della divulgazione scientifica si stanno fortunatamente moltiplicando e questo libro ci indica un sentiero piacevolissimo nell’estetica, senza perdere il rigore e l’esattezza. E per stimolarci a trovare il nostro posto, il posto dell’essere umano, in un universo “immenso, vuoto e misterioso, ed esistente incurante di noi”.