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La Sibilla – Vita di Joyce Lussu

La Sibilla – Vita di Joyce Lussu

Incontrare Joyce Lussu è impegnativo. Le conversazioni con lei sollecitano pensieri e approfondimenti. Pensarla accanto ad Emilio, ricordare le loro storie straordinarie è stupefacente. Non sono i soliti racconti dei nonni ai nipoti, ma storia vera e vissuta. Joyce ha ventun anni quando incontra per la prima volta a Ginevra Emilio Lussu. Alta, bionda, occhi azzurri, Beatrice Gioconda Salvadori detta Joyce è una donna molto bella, dotata di un fascino che le arriva per nascita e formazione culturale. Nasce l’8 maggio del 1912 a Firenze, è la terza dopo Gladys e Max. Suo padre, Guglielmo Salvadori, è professore di Sociologia e, a Firenze, ha una libera docenza che esercita a titolo gratuito. La madre di Joyce, Giacinta Galletti de Cadilhac, è corrispondente del “Manchester Guardian”, sulle cui pagine apertamente critica il regime. Entrambi appartengono a nobili famiglie marchigiane di proprietari terrieri, ma loro se ne distaccano, non sopportano il loro conservatorismo retrogrado. Nel 1924 accade un fatto che darà inizio al peregrinare della famiglia. Guglielmo viene pestato violentemente da una squadraccia fascista, come pure suo figlio Max. Joyce di fronte a questo evento prende la decisione più importante della sua vita. Considera che le donne sono rimaste a casa al sicuro e i due uomini della famiglia le hanno dovute difendere, buttandosi allo sbaraglio contro la brutalità del regime. Giura a se stessa che mai più avrebbe usato i privilegi femminili e che, se ci sarebbe stato da combattere in una rissa, lo avrebbe fatto. A dodici anni ha già chiaro il concetto di giustizia e ingiustizia sociale. Pochi giorni dopo l’aggressione i Salvadori, con pochi documenti, lasciano Firenze, a scaglioni, per andare nella Svizzera francese, nel cantone di Vaud, lì hanno contatti con gruppi libertari cosmopoliti...

La Sibilla, Vita di Joyce Lussu di Silvia Ballestra è una biografia scritta con competenza e passione, basata sugli incontri personali, ricordi e studi approfonditi. Anche se la stima dell’autrice nei confronti della Lussu traspare chiaramente, questo libro non è certo un’agiografia, sono messi in luce pregi e difetti di questa grande donna. Nel 1996 la Ballestra aveva già pubblicato Joyce L. Una vita contro, frutto di lunghe conversazioni con la Lussu, e a distanza di tanti anni riprende l’argomento per ripercorrere una vita straordinaria con gli occhi della maturità. Questo volume è una biografia in senso classico. Si parte dall’infanzia e si arriva alla fine della vita lunga e intensa di Joyce. La narrazione va avanti per blocchi di dieci anni, per meglio comprendere i cambiamenti storici e personali e con una ricca nota bibliografica. Joyce ed Emilio hanno fatto la Resistenza mano nella mano, una Resistenza di coppia ed è una cosa abbastanza singolare. Era più facile per loro passare fronti e frontiere in due, destando meno sospetti che singolarmente. I cambi continui di identità con i documenti falsi, perfettamente ricostruiti da Joyce, hanno facilitato la loro azione. Dalla perizia nel fare i documenti dipendevano le vite di chi li usava. È stata una Resistenza elaborata, vissuta giorno per giorno con escamotage e avventure. Anche l’aspetto di Joyce contribuiva a facilitare il suo lavoro clandestino: bella, elegante, dai modi colti e raffinati. Erano proprio una bella coppia, lei più giovane di ventidue anni. Nel 1945, Lussu è nominato Ministro dell’assistenza postbellica nel primo governo di unità nazionale dell’Italia libera, ma a Joyce non sta bene di essere relegata a fare “la moglie del ministro” e lascia Roma. Vuole la sua autonomia anche perché certi spazi della politica le sono preclusi e non può essere vicina ad Emilio. Va in Sardegna, trova il suo spazio girando, parlando e conoscendo. Scelse il cognome Lussu, perché quello di famiglia, Salvadori, era già in suo possesso; quindi, voleva esplicitare con quello del suo compagno la loro unione. Per Joyce compagno è diverso che marito, col primo si condivide di più: lotte, tensioni, ideali, oltre alla vita quotidiana. Tanti sono stati gli incontri importanti nella vita di Joyce Lussu e il suo lavoro di traduttrice merita un’attenzione particolare. Innovativo è il suo metodo, lavora con poeti viventi, fianco a fianco, partendo da lingue che a volte non conosce neanche, come le poesie in turco di Hikmet. Poesie d’amore e di lotta, traduce poeti rivoluzionari e condivide con loro anche la militanza politica. Joyce è convinta che con la poesia si possa fare storia e guarda alle cose e al mondo con uno sguardo di poeta. I lavori fatti dopo la sua morte da ricercatrici, laureande, sullo stile di Joyce scrittrice, dimostrano che è tuttora moderno, combattivo e pieno di argomenti attuali: l’ambiente, la pace, le donne, l’acqua e lei ne ha parlato decenni fa. Joyce teneva molto alle voci e anche la sua era bellissima, potente e profonda. La dimensione dell’oralità, nel parlare per divulgare è importante e non si è mai risparmiata nel farlo, anche in tarda età. La Sibilla è un escamotage della Ballestra per racchiudere tutte le vite di Joyce: politica, scrittrice, traduttrice e poeta. Joyce Lussu ha scritto e studiato molto sulla Sibilla appenninica, per lei è una donna sapiente, matura, a cui ci si rivolge per avere chiarimenti, data la sua esperienza. Conosce l’agricoltura, la fitoterapia, compone i conflitti della sua comunità, è una guaritrice. L’appellativo di Sibilla va bene anche per Joyce Lussu, ha precorso i tempi con le sue idee, come una veggente. Se la Sibilla appenninica è una tessitrice del passato, presente e futuro, anche Joyce ha vissuto la storia, ha elaborato il suo presente e ancora oggi la ascoltiamo, nel futuro.