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La signora Bauhaus

La signora Bauhaus

Ise Frank ha appena perso la madre, morta misteriosamente nei pressi di alcuni stagni che fanno parte della loro proprietà. È affranta, sola, ma ha un lavoro che ama come recensore presso una casa editrice di Monaco. La sua amica Lise, architetto, per distrarla dalla sua vita solitaria la invita ad accompagnarla all’università tecnica di Germania, a Hannover, per assistere alla conferenza dell’architetto Walter Gropius, fondatore dell’istituto di istruzione superiore Bauhaus, con sede a Weimer. È il 28 maggio 1923, l’inizio della relazione tra Ise e Gropius, come lei sceglie di chiamarlo usando il cognome, perché quel nome Walter le suona proprio inadatto a quell’uomo dall’idee rivoluzionarie. Ise ha quattordici anni meno di Gropius e non è un architetto, ma rimane abbagliata dalla visione di Gropius e l’abbraccia divenendo l’artefice del suo successo, colei che sacrifica la sua intera esistenza per sostenere il progetto innovativo della Bauhaus di cambiare non solo l’architettura, ma anche tutte le altre arti. Accanto a Ise c’è Irene, una donna particolare, una fotografa di fama riconosciuta, con la quale lei instaura un rapporto di amicizia profonda e di collaborazione, per sostenere l’impresa Bauhaus. Un rapporto insolito è poi quello con la suocera, Manon Gropius, con la quale l’intesa è profonda, un dialogo tra anime che si comprendono. Con l’avvento del nazismo la Bauhaus subisce i colpi del regime, che lo considera un luogo di “ebrei debosciati” e deve chiudere la sua sede, che era stata creata a Dessen e le anime di questo mondo nuovo e aperto si disperdono nel mondo…

La scrittrice della biografia romanzata è un’architetta tedesca che facendo una ricerca con i suoi alunni, ha scoperto la figura di Ise Frank, il suo ruolo reale nella Bauhaus, che non fu quello di gregario, ma quello di artefice della realizzazione materiale dei progetti di Gropius. Senza di lei la Bauhaus non avrebbe avuto forse neanche la possibilità di continuare ad esistere. Un personaggio singolare, forte, capace di metabolizzare grandi sofferenze e di tenerle nascoste dentro sé, come i tradimenti del marito, la perdita di una figlia, nata morta. Una donna che si fa trascinare da un’idea e che sposa il suo ideatore, il quale arriva persino a firmare i suoi saggi sulla visione architettonica della Bauhaus e a dedicarglieli. Gropius è un genio sregolato e che si fa prendere dal panico, un bambino che non sa organizzarsi, comprendere i meccanismi politici ed economici e che sceglie inopportunamente e, che quando tutto va a rotoli, non ha la forza di prendere decisioni, che demanda a Ise. Leggendo questo romanzo non si può non andare a studiare le innovazioni della Bauhaus, le case per le “casalinghe in carriera” che ottimizzano i tempi, i manufatti ergonomici, le case popolari con i tetti piani e che sono prodotte con innovativi materiali isolanti ed ecologici, le case bianche, quadrate, con le finestre a mostrare il dentro e il fuori, il cielo e gli alberi. Si nota l’occhio professionale dell’autrice, la sua propensione a mostrare la grandezza innovativa di quel manipolo di uomini e donne, che avevano non solo un progetto architettonico, ma pedagogico. A volte il modo di narrare, le scelte linguistiche spiazzano e si sente la mancanza di uno studio più introspettivo dei personaggi, la storia viene narrata come se si stesse dietro una macchina fotografica, è tutto un poco statico. Questa è la storia di un’altra donna che viene fagocitata dal suo uomo più grande di età e con una visibilità riconosciuta nel mondo, che sparisce onnubilata e nascosta, e che, in verità, è colei che ha permesso a quell’uomo di splendere. Il vero pregio di questo romanzo è l’averla scoperta e avere permesso di vederla per quella che fu.