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La signora del lago

La signora del lago

“In verità, sono degno di ricevere dalle vostre mani questa spada, Signora del Lago”. Così esordisce Galahad, figlio di Lancelot du Lac ed Elaine, parlando alla misteriosa ragazza apparsa sulle rive accanto alla valle maledetta di Cwm Pwcca. “È la mia spada, non permetterò a nessuno di toccarla”. Forse non è davvero una fata, come ha pensato sulle prime il cavaliere, tratto in inganno dalle leggende sulla dama del lago. Una lunga cicatrice le sfigura il volto, proprio accanto all’occhio. Non è una fata, si chiama Ciri e viene da Rivia, non certo dal Paese degli Elfi dal quale è fuggita. Perché sia fuggita e perché là si trovasse prima di approdare accanto al cavaliere con la sua barca e la sua cavalla morella Kelpie è una lunga storia. Una storia forse senza lieto fine, anche se il cavaliere non crede sia così dal momento che la ragazza, poco prima che lui la scorgesse, cantava mentre era immersa nel lago. Intanto Condwiramurs, la giovane sognatrice esperta di oniroscopia, è stata chiamata al castello della maga Nimue, la signora del Lago conosciuta come Briciola, per capire quale sia la verità sulla battaglia contro Nilfgaard e sulla sorte dello strigo Geralt di Rivia, una storia che arazzi e quadri narrano solo fino a un certo punto. E fra i racconti di Ciri e i sogno di Condwiramurs, la leggendaria battaglia di Brenna trova la luce: l’esercito nilfgaardiano è schierato e pronto all’attacco...

La Signora del Lago è l’epilogo del ciclo dello Strigo, la saga fantasy che Andrzej Sapkowski ha scritto fra il 1994 e il 1999, pubblicata in Italia dalla casa editrice Nord a partire dal 2012 (i romanzi precedenti sono Il sangue degli elfi, Il tempo della guerra, Il battesimo del fuoco e La torre della rondine). L’autore tiene da ottimo marionettista molti fili differenti, racconta le sorti dei personaggi principali, Geralt di Rivia, Ciri e Yennefer e quelle dei personaggi secondari della saga. Grandi battaglie, strategie belliche e azione sono resi meno crudi con una buona dose di humour, dai dialoghi e dalle battute che contraddistinguono la scrittura di Sapkowski. Proprio lo stile di scrittura rende la saga di Geralt di Rivia un fantasy moderno, in cui le vicende guerresche si mescolano alle riflessioni ciniche e mai scontate che riportano le vicende passate a un contesto quasi contemporaneo: “Oggi il Male regna attraverso le leggi, perché le leggi sono al suo servizio. Agisce attenendosi ai trattati di pace, perché è a esso che questi sono ispirati...”. Fra le pagine del libro si incontrano i personaggi del ciclo arturiano, come il cavaliere della Tavola Rotonda Galahad e la maga Nimue, elfi e nani del fantasy classico, unicorni dai poteri curativi e originali mutanti come lo strigo, un mondo sui generis che piacerà sicuramente agli amanti dell’epica spogliata dello stile alto e poetico.