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La sognatrice

lasognatrice

Disibodenberg, 1148. La presenza delle donne al monastero di Disibodenberg è sempre stato un tema controverso: per quanto devote, sono esseri impuri. “Ma Hildegard e le sue diciasette sorelle sono ancora qui e l’abate computa onore, monete e pellegrini, mentre Hildegard, che prima era sempre malata, è preda di un’irrefrenabile energia”. Nel tentativo di guadagnare spazio e potere per le donne all’interno del monastero, Hildegard combatte una duplice battaglia: una contro l’abate, che è sempre più restio a cedere alle sue numerose richieste, e una con i suoi dubbi interiori, che crescono al presentarsi di un’insistente visione: “Se ti senti più sicura tra le mura di Disibodenberg che in altri luoghi, mi tradisci […] se tu non vieni come ti ordino, è perché ti lasci trascinare”. Mentre sente la voce, la monaca Hildegard è assolutamente tranquilla, lo sconvolgimento arriva dopo, quando la voce tace e la lascia sola, nella sacra potenza delle sue dichiarazioni. Una visione che la lascia inerme di fronte a un luogo sconosciuto, con una sola certezza: dopo una vita passata a Disibodenberg, deve andarsene, fondare un nuovo monastero e condurci tutte le sue diciassette figlie. Avendo Hildegard ricevuto il riconoscimento del papa del fatto che sente davvero la voce di Dio, tutti devono inchinarsi alla visione, inclusa lei, ed è così che, a settembre del 1152 lascia Disibodenberg, insieme alle sue figlie, alla volta del luogo sconosciuto, ma ad aspettarle ci sono un inverno gelido e prove durissime…

La sognatrice, che ha ricevuto il prestigioso premio Weekendavisen in Danimarca, è il primo libro di Anne Lise Marstrand-Jørgensen tradotto in Italia e rappresenta una fedele trascrizione romanzata della vita della famosa monaca Hildegard di Bingen. Hildegard, oltre ad essere una suora, era anche musicista, scrittrice, esperta di medicina e, soprattutto, una donna molto forte. E questo suo essere innanzitutto una donna e una combattiva, che si erge a paladina della parità dei sessi, è evidente fin dalle prime pagine del romanzo. Hildegard non si fa problemi a portare avanti idee progressiste per l’epoca e l’ambiente in cui vive (perché il sangue mestruale dovrebbe essere considerato più impuro del seme sparso dall’uomo nel sonno? Per quale ragione alle monache dovrebbe essere vietato di esibirsi in uno spettacolo teatrale?), a infondere il potere della ragione nei suoi pellegrini e a ribellarsi quando qualcosa non gira a modo suo. Ma oltre al tema del femminismo, in tutto il romanzo traspaiono fortemente anche i temi dell’amore e della lontananza che prendono forma nelle figure di Volmar, il monaco grande amico di Hildegard e Richardis, la sua sorella prediletta. L’allontanamento dai due è una parte fondamentale della vicenda e il forte desiderio di riavvicinarsi a loro fornisce a Hildegard l’ennesimo motivo di lotta, anche quando è riuscita nel suo intento principale, ovvero allontanarsi da Disibondenberg. Grazie alla potenza narrativa dello stile della Marstrand-Jørgensen, al contempo intenso e scorrevole, la vita di Hildegard traspare travagliata come un parto lungo, doloroso ma volto a dare una gioia immensa. La durezza che ci si aspetta da un racconto medievale è qui mitigata con una penna lineare che, pur amando le digressioni descrittive, ci permette di osservare gli eventi scorrere agevolmente, quasi fossimo davanti a un film. E a proposito di film: nel 2009 la regista tedesca Margarethe von Trotta ha girato un film ispirato alla vita di Hildegard di Bingen, Vision, interpretato da Barbara Sukowa, Heino Ferch e Hannah Herzsprung.