Salta al contenuto principale

La spada e il Grifone

La spada e il Grifone

Sono passati ormai due anni dalla battaglia che, nell’estate del 1310, ha liberato definitivamente Grosseto dal giogo sociale e commerciale della ricca e potente Siena. Bino degli Abati del Malia, condottiero e capitano del popolo grossetano, si dimostra un sapiente amministratore della città, garantendo un clima di pace e benessere. Anche l’infatuazione per Elena Bonsignori sembra ormai appartenere al passato: Bino è infatti felicemente sposato con Agnese, dalla quale ha avuto due figli. Ma la Toscana sta per essere nuovamente scossa nel suo fragile equilibrio: l’Imperatore Arrigo VII, deciso ad annettere l’Italia intera, è pronto a marciare contro il Regno di Napoli, spazzando via la resistenza rappresentata dalla Tuscia e dalla Maremma, se necessario. Il sovrano, forte dell’aiuto economico e militare di Pisa, dei consigli del fidato Uguccione della Faggiola e, non per ultime, delle scorrerie dello spietato condottiero Castruccio Castracani, diventa così una concreta minaccia per le repubbliche libere della Toscana. La delicata situazione costringe Firenze, reduce da un attacco dell’Impero, a convocare i signori di Grosseto e Siena per organizzare una valida strategia di difesa. Sarà proprio il vertice fiorentino a mettere nuovamente uno di fronte all’altro il senese Filippo Bonsignori e Bino; i due nemici giurati dovranno questa volta mettere da parte le astiosità e i conti in sospeso per un bene più grande: il futuro della Toscana e dell’Italia…

Per questo secondo capitolo della trilogia del Grifone, l’emergente Alessandro Spalletta sembra deciso a voler alzare l’asticella sia dal punto di vista stilistico che narrativo. La spada e il Grifone è infatti un libro sensibilmente più complesso e corposo rispetto al precedente, in cui le situazioni intricate e i personaggi cardine si moltiplicano, senza però risultare dispersivo o di difficile lettura. Se si dovesse descrivere il lavoro di Spalletta con un singolo aggettivo questo sarebbe indubbiamente “avvincente”. Grandi passi avanti sono anche quelli compiuti verso la direzione di una scrittura maggiormente articolata, ulteriore valore aggiunto che, sommato a un’ottima capacità di lavorare sulle trame, conferisce al volume un buon livello qualitativo generale. Sono evidenti la perizia e la conoscenza dell’assunto storico sul quale l’autore grossetano costruisce le basi delle avventure di Bino degli Abati, confermando nuovamente che il genere storico è ancora in grado di fornire validi prodotti d’intrattenimento. Del resto, la lista di veri e propri oggetti di culto popolari è lunga: basti pensare a Gladiatore di Ridley Scott o, senza andare troppo lontano, a Non ci resta che piangere di Roberto Benigni e Massimo Troisi. Tuttavia, è proprio tra le rielaborazioni dei fatti storici che emergono i difetti del racconto; infatti, non sempre i piani e le intenzioni dei personaggi principali dell’opera risultano completamente a fuoco, probabilmente a causa della necessità di forzare, in alcuni passaggi, la convivenza tra Storia e finzione.