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La spia di Hitler

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Venezia, 1943. Dopo aver trascorso le prime ore del mattino a correre di casa in casa, consegnando falsi documenti d’identità a chi ne ha bisogno e facendosi portavoce dei messaggi di cui è riuscita ad entrare in possesso, Stella è esausta e cerca di togliersi di dosso le macchie di fuliggine degli incendi che devastano il Ghetto. D’altra parte, lei appartiene al gruppo della Resistenza ed è suo dovere adoperarsi per salvare le persone dalla morte, anche se si dovesse trattare di poche famiglie. Ecco perché accompagna senza sosta donne e bambini nei nascondigli, nelle mansarde e nei ripostigli. Spesso lavora tutta la notte ma, alla luce del giorno, si rende conto di essere riuscita solo a limitare i danni. Il suo corpo è fiacco e abbattuto, anche se le è concesso il lusso di tornare a casa per riposare un’ora, darsi una pulita con un asciugamano umido, cambiarsi d’abito, passare a sorseggiare un paio di caffè da Paolo e recarsi al lavoro. Il momento in cui Venezia si sveglia e le donne anziane, spesso vestite di nero, si recano negli sparuti mercati rimasti per acquistare ciò che possono, è quello che Stella preferisce; stamattina, però, il solito fermento appare smorzato, mentre la notizia della decimazione nel Ghetto serpeggia in tutta la città. Stella indossa la sua maschera migliore - quella di persona grata di lavorare per le forze armate tedesche - e si appresta a iniziare la sua giornata lavorativa. Ha cominciato come dattilografa nel Dipartimento dei lavori, la divisione del governo responsabile di assicurare il corretto funzionamento della città, anche in periodo di guerra. È stata raccomandata per quell’incarico da Sergio Leonardi, all’apparenza cittadino virtuoso e onesto, ma in realtà comandante della Brigata della Resistenza di Venezia. Le informazioni che Stella ha raccolto sul posto di lavoro sono state estremamente utili per i gruppi di partigiani che lottano contro nazisti e fascisti in tutto il Veneto. E ora il suo contributo potrebbe essere anche maggiore, dal momento che è stata trasferita nell’Alto comando nazista, il quartier generale del Reich. Il fatto che sappia parlare il tedesco in maniera fluente l’ha condotta direttamente nella tana del leone. Ora dovrà essere ancora più attenta a mantenere un basso profilo e a passare inosservata…

Il secondo conflitto mondiale, Venezia, i partigiani, i nazisti, la Resistenza. Questi sono gli ingredienti del secondo romanzo di Mandy Robotham, autrice inglese già nota al pubblico per il suo romanzo d’esordio L’infermiera di Hitler. Due diverse narrazioni temporali di cui quella contemporanea altro non è che cornice e filo conduttore della vicenda che si svolge nel 1943 a Venezia e vede come protagonista una giovane intraprendente e coraggiosa, che non esita a mettere a repentaglio la propria vita sposando la causa della Resistenza italiana, contrabbandando beni di prima necessità, sfruttando il suo lavoro quotidiano come dattilografa per il Reich per recapitare ai partigiani informazioni e messaggi dei fascisti e, soprattutto, collaborando alla stesura di un giornale clandestino, resa possibile grazie all’utilizzo della sua Olivetti, una macchina da scrivere portatile, difettosa ma fondamentale. Una scelta pericolosa quella di Stella, dettata dalla fame di libertà e di giustizia; una scelta che non vacilla neppure quando il comandante nazista per cui lavora sospetta la presenza di una talpa in ufficio e indaga con estrema attenzione per scovarla; una scelta che deve fare i conti con il suo cuore, che batte sempre più forte ogni volta che il sottosegretario del suo capo - Stella lo sa che è un nazista, quindi un nemico - le rivolge la parola. Sì, perché pur tra l’orrore della guerra, pur tra orgoglio e pregiudizi - non a caso il romanzo della Austen viene citato più volte durante la narrazione -, pur tra timori e sofferenza, ci si può incontrare su un terreno comune e, utilizzando i giusti canali di comunicazione, ci si può anche innamorare. Una storia delicata e coinvolgente, arricchita da un’ambientazione verosimile e ben descritta che consente al lettore di camminare con la protagonista tra le calli veneziane, di respirarne l’aria umida e pungente, di annusarne gli odori e di godere degli scorci mozzafiato che la città lagunare sa regalare.