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La sposa normanna

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Costanza d’Altavilla nemmeno ricorda l’ultima volta in cui è stata chiamata con il suo nome di battesimo o con il titolo di “sua altezza la principessa”. Ormai, da più di quindici anni, è semplicemente suor Maria Veronica, legata da un voto indissolubile alla sua amata vita di monaca di clausura. Fino a quando suor Anna, l’anziana consorella che tutte considerano un po’ rimbambita, non le annuncia che la reverenda madre superiora ha chiesto di incontrarla, specificando proprio il suo titolo regale. Le difficoltà del regno normanno non sono passate inosservate a suor Maria Veronica, ma è convinta di non poter fare molto di più che pregare. Su suggerimento della madre superiora, però, decide di accettare l’invito a palazzo che re Guglielmo, suo nipote, le ha fatto recapitare. Cosa potrà mai esserci di male nel riabbracciare il suo unico parente ancora in vita e gravemente malato, dopo tutti quegli anni? Eppure, suor Maria Veronica ha un brutto presentimento e sente che la sua vita sta per cambiare senza che lei potrà fare nulla per impedirlo… Guglielmo d’Altavilla sa di essere giunto all’ultimo capitolo della sua vita e non ha eredi diretti a cui poter lasciare il trono normanno. La scelta non potrebbe mai ricadere su suo cugino Tancredi, un bastardo nato da una prostituta. Non c’è altro da fare che piegarsi ai consigli dell’infido primo cancelliere Guglielmo De Mill e accettare l’offerta di Federico Hohenstaufen di Svevia, il terribile Barbarossa, per il matrimonio tra il figlio ed erede al trono imperiale, il diciannovenne Enrico, e sua zia, Costanza d’Altavilla. Nemmeno le minacce dell’inviato papale, Gualtieri di Palearia, riescono a far cambiare idea al re. È necessario che il vescovo sciolga il voto di Costanza, per poterla dichiarare formalmente sua erede al trono. E sperare che, nonostante i suoi quasi trentatré anni, riesca a mettere al mondo un erede per evitare che il regno normanno cada definitivamente nelle mani degli Svevi, come Guglielmo teme…

Il romanzo storico La sposa normanna è un longseller di grande successo che è valso alla sua autrice, l’italiana Carla Maria Russo, i premi Città di Cuneo Primo Romanzo e Feudo di Maida. Nata a Campobasso, la Russo ha vissuto in diverse altre città italiane prima di approdare definitivamente a Milano dove, dopo il diploma classico e la laurea in Lettere Moderne, si è avviata alla carriera di insegnante. Seguendo le sue grandi passioni di ricerca storica e scrittura, poi, ha deciso di lasciare l’insegnamento per dedicarsi completamente alla carriera di autrice. A La sposa normanna, che ha visto la luce nel 2004, infatti, sono seguiti numerosi altri romanzi di successo con sfondo storico e ambientazione italiana. Costanza I di Sicilia, la “sposa normanna” protagonista dell’opera, è stata l’ultima regina del casato degli Altavilla. Vissuta nella seconda metà del XII secolo, non è storicamente accertato il suo trascorrere molti anni in clausura come descritto nel romanzo. Come spesso accade con opere di questo genere letterario, è infatti lecito concedere licenze poetiche per dare forza alla storia narrata. Gli eventi storici dell’epoca, come le ribellioni dei Baroni siciliani, il trono del regno normanno donato a Tancredi e la sottomissione della Sicilia a Enrico di Hohenstaufen, così come molti anni della vita di Costanza, sono narrati in maniera rapida per non annoiare e distogliere l’attenzione del lettore. Queste omissioni, comunque, non rendono il libro mancante di alcuna parte ma, anzi, ne rafforzano la struttura narrativa. La protagonista è descritta come una donna moderna, tenuta insieme da una grande forza di volontà e capace di andare contro suo marito per difendere i propri ideali e i diritti di quel figlio che un giorno sarebbe diventato Federico II. Lo stile dell’autrice risulta un po’ acerbo e a volte poco brillante, pecca facilmente perdonabile trattandosi di opera prima, e che non toglie fascino alla storia di una donna vissuta un millennio fa ma che sembra pronta a battersi per gli stessi diritti delle donne dei tempi moderni.