Non si è concessa una vacanza in tre anni né un giorno di malattia da quando è entrata a lavorare nella compagnia. Una volta, avrebbe alzato gli occhi al cielo sentendo i colleghi lamentarsi della difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata o confessare con estremo dispiacere di aver perso l’ennesima recita scolastica o un’importante riunione di famiglia. Per lei il lavoro è sempre stato la cosa più importante della vita e, se avesse dovuto rinunciare ad un battesimo o all’annuale barbecue estivo di sua madre, si sarebbe sicuramente fatta perdonare in qualche modo. Stacanovista e scrupolosa, pensava che la vita fosse tutta lì: lavoro, lavoro, lavoro. Tuttavia, ultimamente, le invasioni sempre più frequenti nel suo privato da parte del capo, magari attraverso una telefonata di troppo, di sera o nei fine settimana, cominciano ad essere pesanti. In particolar modo da quando, diciotto mesi prima, nella sua vita è entrato Jake Somerville che, piano piano, l’ha condotta ad interrogarsi sulle sue priorità. Ed è così che Amber, pur continuando ad essere concentrata sul lavoro, capisce di aver bisogno di una pausa, che le consenta di dedicarsi all’ascolto delle necessità del suo cuore. E prova un po’ di invidia per Jack, che trascorre un fine settimana al mese ad aiutare una zia zitella alla fattoria Skylark, in campagna, e ogni volta, al rientro a Londra, si sente riposato e pronto ad affrontare ciò che la vita ha da offrirgli, mentre Amber sente di affondare sempre un po’ di più. Oltretutto, il fatto che Jack non le chieda mai di accompagnarla alla fattoria, consapevole dei suoi impegni lavorativi, è una sorta di campanello d’allarme. Se vuole che la sua relazione continui ad essere felice come è stata fino ad ora, Amber deve fare attenzione, pena il rischio di perdere qualcosa di maggior valore rispetto alle sue prospettive professionali future...

Una donna in carriera, soddisfatta anche se sempre un po’ sotto pressione, molto attiva, scrupolosa, organizzatissima, con il cellulare perennemente all’orecchio e l’agenda sempre fitta di impegni. Un uomo un po’ misterioso, con qualche conto in sospeso con il proprio passato, ma affascinante, premuroso e attento. Due offerte diversissime, due scelte di vita diametralmente opposte tra le quali decidere: dirigere una nuova filiale nella città che è specchio del futuro e della tecnologia moderna – Dubai - e porre l’amore in secondo piano, finendo magari con il trascurarlo, oppure ritirarsi in una fattoria della campagna inglese e vivere appieno la nuova relazione, affrontando magari i fantasmi del passato - e la perfidia gratuita dell’ex fidanzata - del compagno. Questi gli ingredienti del romanzo di Heidi Swain, il racconto corale di una piccola comunità in cui tutti si conoscono e si danno una mano a vicenda, come solo nei borghi di campagna può accadere. E la campagna inglese, con la sua cruda bellezza e l’odore di torte appena sfornate che aleggia nell’aria, è un’altra importante protagonista della vicenda, che, tra colpi di scena e scheletri nell’armadio, celebra l’importanza del cambiamento, quando la quotidianità comincia a stare stretta e si sente la necessità di dare un calcio alla routine e di riscrivere la propria esistenza. E non importa se il destino, come al solito, ci mette lo zampino e complica un po’ le cose; quel che conta è subire il fascino del nuovo cammino che si è deciso di intraprendere e affrontare con curiosità e coraggio il futuro, tutto ancora da scrivere. Una lettura gradevole nella sua semplicità, senza grosse pretese ma non per questo banale, da accompagnare a una classica tazza fumante di English Tea e, perché no, a una grossa fetta di torta di mele tiepida.