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La stagione dell’ombra

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Africa subsahariana. Un terribile incendio notturno devasta il villaggio del clan dei mulongo. Il mattino seguente, gli abitanti scoprono con orrore che dodici giovani membri della tribù, tutti uomini, sono scomparsi nel nulla, di loro non c’è più traccia. Le prime a essere sospettate sono “quelle rimaste senza figli”, le madri dei ragazzi scomparsi. Le donne, isolate dalla comunità, sono tormentate da incubi angoscianti, ma una di loro, Eyabe, continua a sognare di un paese dell’acqua dove si troverebbero i ragazzi. Eyabe non vuole cedere alla disperazione come le altre madri, vuole ritrovare suo figlio, per questo lascia il villaggio e parte alla sua ricerca. Ma durante il tragitto inizia ad intuire una terribile verità: un Male più grande, più pervasivo di ogni superstizione esiste oltre i confini del suo villaggio…

La scrittura procede adagio, indagatrice, seguendo il passo lento ed incerto di Eyabe che cerca suo figlio. Léonora Miano, scrittrice camerunense naturalizzata francese, pioniera della nuova cultura afro-europea, non vuole raccontarci un’Africa dalle tinte esotiche, ma un continente distrutto dalla tratta degli schiavi. Si percepisce la paura e lo spaesamento delle madri che hanno perso i loro figli, si brancola nel buio insieme a Eyabe, come lei si è sconvolti dagli incubi. La quotidianità è lenta, triste, si intreccia con avvenimenti storici ben più miserevoli: a rapire i ragazzi non è stata una forza misteriosa, o un male oscuro, ma dei trafficanti di schiavi. La stagione dell’ombra è un romanzo sullo schiavismo come non lo abbiamo conosciuto: è visto con gli occhi di chi l’ha subito, non di chi l’ha perpetrato e, proprio per questo, va letto fino alla fine.