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La stanza del silenzio

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In una squallida stanza di un altrettanto squallido albergo di Roma viene trovato il cadavere di un uomo. Si tratta evidentemente di un delitto, imputabile, forse, proprio alla donna con la quale egli si era appartato. Ma identificare la donna, alta, dai lunghi capelli lunghi, con grandi occhiali da sole e il corpo avvolto da un impermeabile non è stato possibile e l’indagine è stata archiviata. Sono trascorsi dieci anni e tuttavia Carla, la moglie di Roberto (questo è il nome della vittima), non sa darsi pace. La morte del marito l’ha lasciata in uno stato di grave prostrazione, tanto da dover necessitare di cure psichiatriche lunghe e difficili. Ora Carla si sente meglio, quasi bene, e quando apprende che il palazzo in cui si trova lo squallido albergo verrà demolito per lasciare il posto a un cinema multisala, decide di riprendere in proprio l’indagine sull’omicidio del marito, prima che ogni traccia materiale sparisca. Prende dunque alloggio nella stessa stanza nella quale dieci anni prima si erano incontrati Roberto e la misteriosa donna forse colpevole e comincia a ricostruire tempi e modi del breve e tragico soggiorno di lui. Prende contatto con persone diverse, dal portiere d’albergo alla prostituta Karina, tutte in qualche modo legate, al tempo, alla scena del delitto. Carla comincia a fare progressi, le sembra di poter ordinare alcuni tasselli, di aprire spiragli di luce su quel delitto irrisolto, tanto più che qualcuno, al tempo, aveva udito pronunciare da Roberto il nome della donna che era in camera con lui. Questo nome deve scoprire Carla, non senza pericolo, pare…

Ne La stanza del silenzio le indagini sono condotte quasi totalmente da Carla, tormentata e ostinata protagonista, mentre il commissario Montefiori, “un uomo alto e atletico sulla cinquantina, con barba e baffi ancora scuri, come i capelli e la montatura pesante degli occhiali” entra in scena soltanto nel finale, peraltro estremamente intrigante. Il giallo può contare su una trama curiosa e ben elaborata, su personaggi vividamente descritti, per una lettura interessante e di grande mistero che conduce il lettore a un finale imprevedibile fin quasi alle ultime righe. Interessante è la postfazione dell’autore nella quale si dà conto delle citazioni da film e romanzi polizieschi ai quali si ispirano alcune scene della storia qui raccontata e che costituiscono un grato omaggio alla narrativa e alla cinematografia che nel tempo hanno alimentato il suo immaginario. Cita Sette orchidee macchiate di rosso (film di Umberto Lenzi) e Appuntamenti in nero del romanziere americano Cornell Woolrich; poi anche i film La donna del lago (F. Rossellini e L. Bazzoni) e La stanza accanto (F. Laurenti e P. Avati); dalla rassegna non può mancare, inoltre, Nonhosonno di Dario Argento, insieme ad altri riferimenti, cinematografici soprattutto, che i lettori scopriranno da sé. Enrico Luceri è un esperto scrittore di noir e forse anche per questo il suo romanzo è ricco di citazioni e di riferimenti ad altri autori del medesimo genere letterario.