Una nave sta entrando nel golfo di Cagliari. A bordo c'è Nella, dieci anni, che ha trascorso la notte in apprensione e ora è avvolta nella tristezza, pensando alla nonna e alla maestra Piera, che forse non rivedrà più. Tutto è successo troppo in fretta: la mamma le ha comunicato all’ultimo momento che si sarebbero trasferite da papà a Carbonia, la città fondata dal duce, e che non sarebbero più tornate a Bari e Nella, ora, ricordando la sua città, ha il volto solcato da lacrime. La mamma cerca di confortarla prospettandole un futuro roseo, ma la ragazzina è inconsolabile... Molti anni dopo, Nella si sta recando al cimitero di Carbonia in abito blu elegante e arriva alla fossa proprio quando vi stanno calando la bara del padre. Accanto a lei c’è la fidata amica Maria Luisa, che la prende sottobraccio e la invita a casa sua per non farla rimanere da sola. Intanto Nella è risucchiata dai ricordi: ripensa a sé stessa quattordicenne davanti al dottor Pani, che, facendole coraggio, le spiegava che suo padre non voleva più tenerla in casa e le porgeva una busta con pochi soldi e l’indirizzo di una famiglia cagliaritana disposta ad accoglierla come domestica. Giunta in treno nel capoluogo sardo, Nella aveva vagato a lungo per le strade, aveva scoperto un negozio di cappellini che l’aveva incantata - successivamente aveva scoperto che apparteneva alla futura amica Maria Luisa - e alla fine era arrivata a casa Cabras, dove era attesa dalla signora Margherita e dai bambini e dove aveva preso subito servizio. Ma aveva temuto fortemente di essere cacciata quando aveva osato esprimere la sua opinione personale di fronte ad un capo di sartoria confezionato dal signor Isidoro, il capofamiglia. Mentre ricorda tutto questo, Nella impallidisce in preda all’angoscia e Maria Luisa inizia a preoccuparsi per le sue condizioni psicologiche...

Il primo romanzo di Marianna Meles, originaria di Scano di Montiferro in Sardegna, è una bella storia di guarigione e rinascita. Nella è una giovane barese trasferitasi a Carbonia con la sua famiglia alla fine degli anni Trenta e quando, all’età di circa quattordici anni, è sorpresa in intimità con un uomo, viene picchiata e cacciata di casa dal padre, cui la madre non ha il coraggio di opporsi. La giovane si reca a lavorare a Cagliari come domestica di una famiglia benestante e qui nasce la sua passione per la sartoria. Ma è iniziata la guerra, ci sono i bombardamenti degli alleati sulla città, e i dolori di Nella non sono finiti: rimasta sola, inizierà a lavorare insieme all’amica produttrice di cappellini fino al giorno in cui il suo equilibrio psichico, in seguito alla morte del padre, inizierà a vacillare, portandola al ricovero in un manicomio. La storia è raccontata in parte in flashback, con un ritmo lento per lasciare spazio ai pensieri e alle sensazioni dei personaggi principali, alle loro parole e anche ai loro silenzi, in una narrazione di grande sensibilità e delicatezza. Il tema della malattia mentale è affrontato attraverso la descrizione della vita nel manicomio e le cure prestate alla protagonista, mentre emergono i primi fermenti di protesta contro i trattamenti disumani all’epoca ancora spesso riservati ai pazienti psichiatrici. Commuove soprattutto la descrizione dell’amicizia di Maria Luisa, che con la sua vicinanza e le sue premure contribuisce alla ripresa di Nella, lasciandoci un bellissimo esempio di solidarietà femminile generosa e disinteressata. Nella attraversa un momento di fragilità, ma al contempo appare dotata di una grande forza interiore, radicata nella passione che ha guidato la sua vita: cucire. Bello anche il finale, positivo senza però essere scontato.