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La storia di Blackie Audett

La storia di Blackie Audett
Primi anni del Novecento. Una piccola cittadina del Canada. James H. Audett (ma tutti lo chiamano Blackie), ha dieci anni quando fugge dalla fattoria dove vive con suo padre, perché non ne può più delle sue sfuriate ogni volta che torna a casa ubriaco fradicio. Questa è la prima fuga in assoluto di Blackie. La seconda avviene qualche anno più tardi, quando fugge dall'esercito canadese che lo aveva arruolato con l'inganno dopo che un soldato lo aveva fatto ubriacare a dovere. Queste sono solo le prime di una lunga serie di fughe che Blackie compirà durante la sua vita, al punto da meritare l'epiteto di “artista delle fughe”. Solo che tutte le altre volte Blackie dovrà fuggire da un carcere, perché, in fondo, ad un esperto contrabbandiere e assaltatore di banche sono cose che capitano...
Blackie non è un personaggio immaginario. Il protagonista di questo libro, oltre ad essere realmente vissuto e ad esser stato veramente un famigerato gangster americano, è anche biografo di sé stesso, e in questo libro ci racconta la sua storia criminale dagli anni '30 agli anni '50. E lo fa come se l'interlocutore stesse dialogando insieme a lui, seduto al bancone di un bar, davanti a una bottiglia di whisky. Le memorie di Blackie sono infatti continuamente inframmezzate da altri episodi o aneddoti, come spesso succede a chi sta raccontando una storia e si ritrova a parlare improvvisamente di qualcos'altro. Anche la prosa ricalca il parlato, lo stile di Blackie è semplice. I periodi sono brevissimi. La lettura è veloce. La voce di Blakie è come un commento fuori campo mentre ci scorre davanti un film a la “C'era una volta in America”. D'altra parte gli elementi del genere ci sono tutti: inseguimenti, sparatorie, travestimenti, fughe. Elementi, e non cliché, perché queste cose ci stanno tutte, e sono pure divertenti. Blackie, nel raccontare, è freddo e coinciso. Una scrittura fatta solo di verbi. Gli aggettivi sono praticamente assenti e purtroppo il Blackie narratore coincide perfettamente con il Blackie personaggio. Nemmeno nei momenti più drammatici o adrenalinici Balckie si lascia sfuggire una parola di troppo. Freddo. Un pezzo di ghiaccio. Persino la morte delle persone a lui più care viene liquidata in una riga. Ci piacerebbe scoprire l'altra faccia di Blackie, e riuscire a scolpire il blocco di marmo di questo gangster degli anni 30, per poter far emergere un personaggio a tuttotondo. Solo alla fine del libro Blackie esce fuori dal costume di duro e puro, quando nel penitenziario di Alcatraz deve fare i conti con il vicedirettore Miller, con il quale si crea un rapporto di amore e di odio, di complicità tra nemici che, oltre a creare situazioni molti divertenti, vivifica finalmente il personaggio di Blackie.