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La strage - Il romanzo di Piazza Fontana

Milano, 12 dicembre 1969. Carlo ha un appuntamento con un cliente davanti alla Banca Nazionale dell’agricoltura. Fa il rappresentante di prodotti agricoli e molto spesso è in giro per vivai e aziende ma quel venerdì non deve andare fuori città, a differenza di come solitamente gli capita per lavoro, e si è lasciato quell’ unica incombenza per ultima. È ormai metà pomeriggio quando si reca verso il luogo prestabilito. Si sta avvicinando Natale e la città brulica di persone. Desidera festività tranquille e serene, da trascorrere con la figlia Barbara. Sono vedovi entrambi, lei precocemente, con un bambino di appena tre anni che ormai è un giovane studente universitario: a babbo e nonno Carlo piacerebbe portare tutti quanti a teatro a vedere Il barbiere di Siviglia. Intanto si guarda attorno senza trovare la persona con cui ha fissato. Così decide di entrare in banca, a quell’ora piena di persone, almeno un centinaio. Ci sono tanti contadini che hanno trascorso la mattinata al mercato settimanale e perfino due ragazzini, in fila per pagare una cambiale. Sono le 16, 15 quando avvista il suo cliente, che sta discutendo con un funzionario. È demoralizzato, non ha ottenuto il fido che desiderava. Carlo è deluso più di lui, senza quel denaro addio opera alla Scala per Natale. Ore 16: 37. Si ode uno sfrigolio, poi d’improvviso una luce accecante e un boato. “Pensieri, parole, gesti volarono via dai corpi dei presenti, che si sentirono trapassare le viscere da quel botto immane, ma i suoi effetti dirompenti arrivarono solo una frazione di secondo più tardi: il suono, raggiunto da un vento bollente, travolse e frantumò in milioni di micidiali proiettili vetrate, tavoli, macchine da scrivere, legni, suppellettili. Tutte le persone che ebbero la sfortuna di trovarsi sulla loro traiettoria vennero dilaniate, smembrate, straziate”. Quello che è rimasto di Carlo verrà identificato solo ore dopo, con il ritrovamento del suo portafoglio…

Questo non è l’ennesimo saggio sulla strage di Piazza Fontana. Non lo è perché è un romanzo. Cosa cambia? Intanto che attraverso la scelta narrativa l’autore si può concedere innesti di fiction letteraria sulla mera ricostruzione storiografica. Cosa si ottiene? Indubbiamente un andamento più rapido e avvincente da un punto di vista stilistico. Ma anche la legittimità della concessione fatta sempre dall’autore in premessa, ovvero che emerga dal volume la personale interpretazione dei fatti da parte dello scrittore, così “come dev’essere consentito all’artista che fornisce al suo lettore una propria personale interpretazione della realtà”. Questi sono in nuce gli aspetti più caratterizzanti de La strage. Il romanzo di piazza Fontana del giornalista Vito Bruschini. L’autore cerca di calare il lettore nell’atmosfera di quel particolare periodo. Lo fa con descrizioni minuziose – il momento della strage, i corpi dilaniati, la bambina senza un braccio che poi cade senza vita – e con personaggi che riescono a incarnare sentimenti e emozioni di quella fase storica, seppure in molti casi nati dalla fantasia dell’autore. Se l’inizio del romanzo coincide con il giorno della strage, i capitoli a seguire vanno a ritroso, due anni, un anno, dieci, nove, otto, sette mesi e via discorrendo fino a qualche giorno prima di quella pagina buia e dolorosa della storia recente, per poi proseguire con le fasi successive. Non è la prima volta che Bruschini si cimenta nel trasporre in narrativa episodi clou della cronaca italiana. Lo ha fatto molte volte, sempre con i tipi di Newton & Compton, ad esempio con Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno, con cui ha raccontato le vicende del noto criminale milanese, con Rapimento e riscatto, sul sequestro di John Paul Getty III, erede dell’uomo più ricco del mondo e La verità sul caso Orlandi, su uno dei più celebri casi di rapimento mai risolti, quello di Emanuela Orlandi, da cui il regista Roberto Faenza ha tratto il film La verità sta in cielo. Nonostante si evinca un lavoro dettagliato di ricerca è chiaro che l’espediente letterario consente digressioni, novità, elementi di fantasia. Quello che si percepisce in ogni caso è la portata devastante di questo episodio nell’Italia dell’epoca, la ferita che ha rappresentato, il dolore che ha comportato e tutto ciò che ne è conseguito.