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La sublime costruzione

lasublimecostruzione

Andrej Nikto vive in una città distrutta dalla guerra e dalla conseguente inondazione causata dal crollo di una diga, che ha sommerso le vite di tutti nel fango e nella distruzione più completa. I pochi superstiti, piegati dalle troppe disgrazie, trascinano le loro esistenze cercando in qualche modo di sopravvivere in mezzo al disastro e alla desolazione. Solo Puk, a cui un incidente ha portato via entrambe le gambe, pare essere indenne dalla paura. Come se fosse una sorta di guardiano, posto a difesa degli ultimi brandelli di umanità, ogni mattina compare sulla piazza del mercato sul suo piedistallo di legno, cercando di trasmettere informazioni e di dare qualche rassicurazione a tutti coloro che gli si rivolgono in cerca di un minimo conforto. È proprio parlando con Puk che Andrej viene a conoscenza di una possibile via di salvezza: pare infatti che quella notte stessa sia in partenza una corriera, dalla Porta dell’Est, incaricata di trasportare tutti gli uomini e le donne che vogliono lasciare la città e portarli in un misterioso cantiere chiamato La Sublime Costruzione, un luogo in cui tutti potranno trovare un lavoro e ricominciare a vivere in modo dignitoso. Anche se un po’ perplesso, Andrej pare deciso a non lasciarsi sfuggire quell’unica occasione di sfuggire a un destino che pare segnato. Sulle prime vorrebbe portare con sé anche Puk, ma questi rifiuta. Andrej decide quindi di tirarsi dietro l’amico Årvo, un ferroviere piuttosto bizzarro che nella sua baracca di legno ha avviato un piccolo allevamento di strane bestie ibride dette sigulde. Anche se l’idea di dover abbandonare i suoi amati animali non lo convince del tutto, Årvo si lascia convincere e così i due si ritrovano a salire sull’enorme corriera bianca, insieme a tanti altri disperati che come loro sperano di trovare la salvezza nel misterioso cantiere della Sublime Costruzione…

Forse il modo migliore per cominciare a parlare di un romanzo come La Sublime Costruzione passa proprio per le parole del narratore, che nell’introduzione al libro ci ammonisce a non credere alle parole che ci apprestiamo a leggere, perché si tratta di una storia “simbolica, farneticante, totalmente esagerata”. Sul farneticante non ci pronunciamo e optiamo per una sospensione del giudizio, ma sugli altri due aggettivi non si può non essere d’accordo. In effetti tutto, in questo romanzo, appare portato all’estremo. Estrema appare, fin dalle primissime frasi di apertura, la disperazione di Andrej e dei suoi sfortunati concittadini. Estremo è il progetto della Sublime Costruzione, estreme sono le dimensioni della bianca corriera su cui Andrej e i suoi compagni di viaggio salgono, estreme sono le avventure che li attendono, estrema è anche la ricercatezza della prosa ricca di similitudini e di espressioni ricercate. Quanto all’aspetto simbolico, basti dire che La Sublime Costruzione si caratterizza per essere una sorta di Odissea moderna e distopica. Le vicende di Andrej riprendono infatti alcuni episodi della vicenda di Ulisse e dei suoi compagni, arricchendoli però di una valenza simbolica legata alla condizione del nostro presente, ovviamente assente nell’originale omerico. Ecco così che le Sirene, i Lotofagi e il Ciclope alludono ad esempio a precisi momenti dell’evoluzione delle nostre società (i primi movimenti femministi e la “guerra tra i sessi”, la diffusione di massa delle droghe, il culto dell’apparenza fisica), mentre non a caso al centro di tutta la vicenda sta la disperata ricerca di un lavoro, in un mondo nel quale tutte le possibilità sembrano chiudersi. Nel complesso un romanzo davvero originale e ambizioso, con il limite forse di sembrare a tratti un’opera più pianificata che ispirata, come se l’autore avesse sentito il bisogno di incanalare la sua penna dentro una struttura di certo solida, ma in certi passaggi forse troppo rigida.