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La tamburina

La Tamburina

1979, Bonn. Alle 8 e 26 di un lunedì mattina – con un ritardo di dodici ore buone sul previsto, si scoprirà poi – nel tranquillo distretto di Bad Godesberg, in Drosselstrasse, dove abitano tanti diplomatici, scoppia una bomba. È maggio e la giornata si preannuncia splendida. Fino al rombo dell’esplosione si sentivano solo gli uccellini. Muoiono cinque persone e quattro sono ferite gravemente: tra i morti c’è un bambino di nome Gabriel, il figlio dell’attaché israeliano, mentre sua madre perde una gamba. Il bersaglio dell’attentato probabilmente è proprio uno zio della donna, venuto a trovarla da Tel Aviv, “un talmudista moderatamente celebre per le sue opinioni da falco circa i diritti dei palestinesi”. È stato proprio l’attaché israeliano a mettersi in casa la bomba il giorno prima, accettando da una finta amica della ragazza au pair – in quei giorni assente per una piccola vacanza e ignara di tutto – una valigia con “vestiti e dischi” che in realtà conteneva il letale ordigno. La finta amica era una ragazza decisamente carina, con le lentiggini, i capelli biondi e un vestito elegante e pudico: all’uomo questo è bastato per fidarsi di lei. Per fortuna lo scuolabus della Scuola americano era appena partito e non è stato investito in pieno dall’esplosione: solo il finestrino posteriore è andato in frantumi e una bambina ha perso un occhio, ma avrebbe potuto essere una strage. Il giorno seguente arriva la rivendicazione da parte di un gruppo terroristico che si fa chiamare “Agonia palestinese”. Israele invia in Germania Ovest una squadra di esperti guidata da un agente del Mossad, Schulmann, “età tra i quaranta e i novanta, tozzo e slavo e forte e assai più europeo che ebraico, con un torace sviluppatissimo e l’andatura a larghi passi di un lottatore”. Niente nome, niente grado, niente titolo accademico: solo Schulmann…

John Le Carré, al secolo David Cornwell, ex agente dei servizi segreti britannici divenuto leggendario romanziere dopo il congedo, pubblica per la prima volta questo romanzo nel 1983. È per lui un punto di svolta, oltre che un grandissimo successo di vendite: per la prima volta non è la Guerra Fredda il cuore del plot, ma la questione palestinese. E per la prima volta la protagonista è una donna. C’è questo dirigente dei servizi segreti israeliani (Schulmann alias Kurtz) che deve smascherare gli autori di una serie di sanguinosi attentati organizzati in Europa. Per farlo elabora un piano tanto semplice nella concezione quanto arduo nella realizzazione: infiltrare l’organizzazione terroristica palestinese per catturarne il capo, l’inafferrabile Khalil. Viene scelta e arruolata – non senza difficoltà – Charlie, una giovane attrice inglese di poco successo professionale ma abbondanti simpatie politiche estremiste di sinistra (siamo negli anni Settanta, ricordiamocelo) che la rendono credibile come simpatizzante della causa palestinese, si costruiscono ad arte le prove di una sua relazione sentimentale con Salim, il fratello minore di Khalil, e quando Salim viene assassinato dagli israeliani in un finto incidente stradale, i terroristi arrivano a Charlie e le chiedono di vendicarlo. A quel punto lei sarà la perfetta doppiogiochista aiutando gli israeliani a sgominare il gruppo terroristico oppure farà addirittura il triplo gioco sposando la causa palestinese? Il problema qua si fa più complesso del previsto, perché non è solo narrativo, ma metanarrativo, strutturale: Charlie sa davvero cosa vuole? Di più: John Le Carré sa davvero cosa vuole? Quanto c’è di dubbio voluto e di quanto dubbio reale nella scrittura del romanzo? È questa incertezza di fondo la forza e al tempo stesso la debolezza de La tamburina, ciò che lo rende estremamente credibile (e quindi avvincente) e al tempo stesso annoia il lettore, lo confonde. Dal libro è stato tratto un film di successo da George Roy Hill nel 1984, con un cast stellare comprendente Diane Keaton, Yorgo Voyagis e Klaus Kinski. Del 2018 invece una miniserie televisiva targata BBC/AMC diretta da Park Chan-wook e interpretata da Florence Pugh, Alexander Skarsgård e Michael Shannon.