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La terra della magia

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Anni Settanta del secolo scorso. Harley Mann sta registrando la sua voce su un Grundig TK 46 nuovo di zecca, acquistato da pochissimo. Da dove nasce questa esigenza di imprimere le proprie parole su un nastro magnetico? Da casa sua, a St Cloud, va in auto a Orlando per l’inaugurazione ufficiale del parco divertimenti di Walt Disney quando avverte il desiderio di raccontare, finalmente, tutto quello che ricorda di alcuni fatti di cui è stato testimone in prima persona, da bambino prima e da ragazzo poi, nella regione a sud di Orlando. Poiché tuttavia è un parlatore più che uno scrittore, ritiene più interessante, al fine di raggiungere il suo scopo, registrare l’intera storia. È vero che tutti ritengono le sue cartoline, i suoi scritti e anche la sua corrispondenza di lavoro estremamente espressivi e ricchi di capacità descrittive, ma tutti affermano anche di trovarlo ben più interessante quando parla. Ha da poco compiuto ottantuno anni e il momento della sua morte è sempre più vicino. Ecco perché al rientro dall’inaugurazione del parco divertimenti si reca direttamente da Montgomery Ward ed esce poco dopo dal negozio con un registratore e una ventina di bobine vergini. E questa mattina, subito dopo colazione, si piazza sulla veranda di casa, inserisce la prima bobina nel registratore, schiaccia il tasto play e comincia a raccontare, come se si trovasse di fronte a un amico fidato che non sa nulla né degli avvenimenti che lo vedono protagonista né degli altri personaggi coinvolti. La storia è parecchio lunga e comincia nel primo decennio del secolo scorso con una vedova e i suoi quattro figli, tutti maschi, più un quinto in arrivo. La donna è impiegata come schiava in una piantagione della Georgia, ma viene in qualche modo salvata da John Bennett, decano di una setta religiosa, gli shakers, che ha una colonia in Florida, prossima meta della famiglia Mann…

Russel Banks, poeta e scrittore statunitense deceduto nel 2022, a pochi mesi dalla pubblicazione in patria di quest’ultimo romanzo, ha scritto opere che non hanno avuto in Italia il successo che avrebbero meritato, compresa quest’ultima narrazione, che conserva un sapore antico e che rimanda ad alcuni mostri sacri del panorama letterario americano, quali Mark Twain e Flannery O’Connor, solo per citarne un paio. Il viaggio dei Mann – la famiglia cui appartiene la voce narrante del romanzo, Harley, ex immobiliarista arrivato agli ottant’anni e desideroso di far conoscere la storia sua e della sua famiglia d’origine – parte dalla Georgia e, attraverso paludi e praterie tipiche dell’immaginario USA, approda in Florida, dove gode dell’appoggio del decano di una setta religiosa che impone agli adepti, sopra ogni altra cosa, l’astinenza dai piaceri della carne e tiene quindi uomini e donne rigorosamente separati. Harley, il decano John Bennett e Sadie Pratt, giovane donna malata di tubercolosi con cui per Harley è amore a prima vista, nonostante la giovane età di quest’ultimo, formano uno strano triangolo intorno a cui, dopo un inizio che conta la presenza di altri personaggi destinati ben presto a sparire, ruota l’intero romanzo. Si tratta di una storia affidata alle bobine di un registratore, su cui la voce di Harvey imprime vicende dolorose e pesanti, dai contorni vagamente noir, che definiscono l’animo dei protagonisti e ne mostrano anche gli aspetti più inquietanti e drammatici. Una vicenda che parla di redenzione e tentazioni, di speranze disattese e prese di coscienza piuttosto drammatiche. Un intreccio originale, raccontato con la voce potente del protagonista, figura splendidamente costruita da Banks, narratore perfetto e capace come pochi altri di entrare tra le pieghe dell’animo umano e mostrarle al lettore senza filtri, vestite solo di ciò che davvero conta: la verità