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La terra di nessuno

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Ai margini della metropoli, oltre la periferia più abbandonata ed emarginata, c’è una baraccopoli ed è un bambino a raccontarcela, con semplicità e naturalezza, come se la vita tra baracche e discariche fosse la cosa più normale del mondo. Con altri bambini il nostro protagonista percorre ogni giorno quello spazio degradato, giocando a schivare topi e siringhe e provando a camminare sui vetri, nel tentativo di imitare quell’arte difficile in cui eccellono “alcune stelle del circo”. I bambini, poi, fanno gli acrobati sui cavi di rame e l’asse di equilibrio sulle rotaie della ferrovia. Sono abili nello schivare la macchina della polizia. Non c’è pericolo che li fermi. Ogni adulto, racconta sempre il piccolo protagonista, ha una professione: qualcuno raccoglie i rottami di ferro e qualcun altro, come suo padre, prepara il "Grande Trucco" con innumerevoli lampadine appese in un capannone pieno di piante. La mamma non è contenta di questo Trucco, afferma il ragazzino, e vorrebbe volare in alto, sopra il tetto della baracca, fino alla luna. Ma un giorno viene a mancare la corrente elettrica e, senza luce, è impossibile fare crescere quelle piante, che è proibito coltivare alla luce del sole. Il papà dovrà trovare un altro lavoro, mentre i bambini continuano a giocare, in libertà e allegria, al teatro e al circo. Un altro giorno gli abitanti della baraccopoli vedono arrivare delle ruspe. Le loro dimore saranno demolite e tutti loro, grandi e piccini, dovranno trasferirsi altrove…

Il titolo originale di questo albo è El Gallinero: così si chiama, infatti, una grande bidonville che sorge ai margini della città di Madrid. Diversi sono stati nel corso degli anni i tentativi di offrire condizioni di vita dignitose ai suoi abitanti, ma la situazione non è mai stata risolta del tutto. La storia narrata nell’albo costituisce anche un’occasione per ricordare che “un terzo della popolazione mondiale vive nella periferia delle città, dentro baracche, favelas o slum”. Un tema apparentemente arduo per un’opera destinata ai bambini, questo, ma il testo, breve ed essenziale, e le illustrazioni, accurate e realistiche, narrano a due voci armoniosamente affiancate la storia, gli scorci di vita, i volti, le persone e gli oggetti di questa sfortunata comunità, riuscendo a parlare, in modo chiaro ma non traumatico, anche ai più piccoli. Lola Barcelò, direttrice di Kalandraka Italia, ha affermato, tra l’altro, in una recente intervista raccolta da Irene Greco per il blog “Leggimiprima”: “Kalandraka non è solo una casa editrice di progetto, ma soprattutto di responsabilità sociale, e questo libro è perfettamente coerente con tale linea editoriale. […] A me piacerebbe che questo libro fosse in tutte le biblioteche italiane, perché vorrei che insegnanti e bibliotecari coraggiosi potessero contare su di lui come mediatore necessario per parlare con i bambini di disuguaglianze, povertà, lavoro minorile, diritto all’istruzione e ascensione sociale”.