Salta al contenuto principale

La terra non gira o bestie!

laterranongiraobestie

In una notte piena di stelle, seduto fuori da una casa di Rudiano, un paesino della provincia bresciana, un bambino scruta il cielo. Si domanda a cosa servano tutte quelle costellazioni e ragionando da sé si dà delle risposte: “Fanno la guardia. Sono sparpagliate in tutto il cielo per fermare le nuvole. Le nuvole salgono, salgono, ma quando superano la parte di cielo dove devono stare le stelle le fulminano, le fanno nere! E così incomincia a piovere”. È una notte del 1882 e il nome di quel bambino è Giovanni Paneroni. Entrato in seminario a Bergamo nel 1884, grazie al suo innato temperamento forte, avrebbe potuto diventare un bravo prete e un buon predicatore, ma anche al rettore è evidente che al ragazzo manca la vocazione. Giovanni allora cerca la sua strada: garzone pasticcere, Carabiniere, gelataio ambulante… ogni mestiere la sua arte, ma dentro di sé sempre le stesse domande riguardo alla Terra, al Sole, alle quali via via trova risposte che smentiscono tutte le teorie copernicane, tanto da scriverci un libro. Ed ecco come le stanno le cose secondo Giovanni Paneroni: la terra è piatta, nessuno è mai arrivato al suo limite. Se la terra fosse tonda, quelli che stanno di sotto precipiterebbero, perché la storia dell’attrazione gravitazionale è una bugia. Il sole è una palla piccolissima di due metri, sta a mille chilometri dal suolo e ruota attorno alla terra. La riforma Paneroni spopola, Giovanni diventa una sorta di celebrità. Partecipa alle conferenze di astronomi illustri che interrompe facendosi cacciare. Finisce in manicomio dove dimostra le sue teorie anti-copernicane facendo ruotare un secchio pieno d’acqua e innaffiando i presenti, a dimostrare che se la terra fosse una sfera, e ruotasse su sé stessa, l’acqua degli oceani schizzerebbe ovunque. Muore a metà del Novecento, ancora convinto delle sue teorie. Oramai anziano, lo ritroviamo seduto nello stesso punto dove tutto è iniziato, a contemplare le stesse stelle che lo hanno reso famoso. Al nipote che gli chiede cosa siano le stelle, ha pronta la risposta che tutti oramai sappiamo quale sia…

Indro Montanelli si definiva suo aiutante e discepolo. Affascinato dal personaggio di Peneroni che faceva ruotare un secchio d’acqua finché non si rovesciava dimostrando così che la forza di attrazione non esiste, al sindaco di Brescia chiese per lui un monumento e un loculo accanto al suo, perché “questo povero manovale semi-analfabeta restituiva alla Terra la dignità di centro dell’Universo che Copernico e Galileo, col loro sistema, le avevano tolto, degradandola al rango di una povera scheggia persa nell’Infinito col suo Signore, l’Uomo, ridotto a un puro incidente biologico destinato a incenerirsi con essa”. Questo appello usciva sul “Corriere della Sera” nell’agosto del 2000 e, in un certo senso, viene ripreso da Roberto Viesi nelle strisce di questo libretto dedicato a Giovanni Paneroni e al suo grido più famoso: la terra non gira, o bestie! Una storia d’altri tempi, si potrebbe dire, portata avanti con cocciutaggine da un Don Chisciotte del secolo scorso, immerso in un mondo tutto suo, convinto delle proprie teorie dettate da ciò che i suoi occhi potevano vedere e le sue mani toccare. Ragioni sgorgate dalla terra le sue, ancestrali, fatte di logica grezza ma spontanea. Come condannare tutto questo? Non c’è motivo, infatti. Resta invece la bellezza di un racconto fatto di immagini e aneddoti, il fascino di un uomo che crede nelle proprie idee fino a sfidare l’intera società, fregandosene degli insulti e delle prese in giro, fino a rincorrere il famoso Umberto Nobile a cui vorrebbe affidare una bussola solare e lunare di sua invenzione, di modo che non si perda tra i ghiacci del Polo Nord. Come sia finita la spedizione del dirigibile di Nobile poi, tutti lo sappiamo. Nel linguaggio di Paneroni c’è la voglia di esprimere la propria opinione, senza fare del male agli altri, con i modi rudimentali di un uomo della sua epoca che crede nel proprio istinto e a quello che vede.