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La testa aspra

La testa aspra
Giorni nostri, attualità e riflessioni. Al parco ci sono le mamme di Vittorio e di Annalisa, si confrontano e cercano di tranquillizzarsi a vicenda sul destino che hanno scelto i loro figli: che ci vuoi fare, se hanno scelto di lavorare a tempo pieno! Un controllore poi pare costringa a scendere dal bus la donna senza biglietto: sì, quella con le borse della spesa che pare sciancata, un poco sudata. Una sorta di “giardiniere tenace” rastrella la ghiaia e raccoglie le foglie cadute quasi una a una, gli piace mettere ordine in quel mondo che l’ha accolto dopo che è fuggito dalle scartoffie di un ufficio. L’angelo obbediente scende su chiamata, e sempre su chiamata risale e fluttua nel cielo grigio. Un uomo, su un treno diretto chissà dove, finalmente si toglie una spina: erano quasi otto anni che viaggiavano insieme…
Racconti duri, brutali nel messaggio, eppure a tratti evocativi, contemplativi. Filippo Parodi quando scrive ascolta musica cosmica, brani di note a tratti psichedeliche, che lo accompagnano “dentro”. Dove la testa è, a suo avviso, “aspra”: ossia dove ciascuno di noi non è più supportato dalla coscienza e quindi dal limite secondo il quale ci viene impartita l’educazione. Tenta perciò di apparirci in questi racconti  appunto aspro, brusco. Come lo sono i nostri pensieri e i nostri comportamenti quando ci rifugiamo per non farci male. Racconti brevi, riflessioni estese sulla vita, sui limiti e su quanto è beffarda la coincidenza. Non è immediato  mentre si sfogliano i primissimi racconti fidarsi e stare con l’autore, accettare di essere introspettivi nella lettura, poiché sulle prime si tenta di dare un senso logico e razionale alle parole, alle emozioni che procurano. Mentre invece, parlando di evoluzione - la comprensione che ci permette di progredire - la logica e il raziocinio dobbiamo salutarli, lasciarli a bordo strada ad attendere chi, dietro di noi, ha ancora posti liberi in carrozza e può dar loro un passaggio.