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La tigna

La tigna

Il professor Renato Contro fa il suo ingresso all’Istituto Danti il 15 settembre 1999, primo giorno di scuola. Attende che tutti gli studenti siano entrati e si impegna fin da subito a perseguire il suo obiettivo: risultare indigesto agli alunni. Prima si dà da fare in quinta D dove, dopo essersi presentato – quarantaquattro anni, di Roma, vive in Umbria dai tempi dell’Università – ed aver sbattuto fuori dalla porta Giacomo Alunni e, poco dopo, Federica Aureli, fa distribuire alla classe la fotocopia de Il gorgo di Beppe Fenoglio e parla per quasi un’ora. Poi se ne va in terza B dove, mentre i ragazzi non si aspettano certo di fare lezione già il primo giorno di scuola, comincia a parlare del romanzo cortese e soprattutto dell’amor de lonh, quello dei trovatori francesi del XII secolo. Anche Don Andrea, a bordo della sua Vespa Pk, è arrivato al Danti, dove insegna. È in ritardo e, prima di entrare, incontra il figlio della preside Valentini, Luca Montanari, che, nonostante cerchi di inventarsi mille scuse, si capisce lontano un miglio che sta marinando la scuola, proprio il primo giorno. Luca è arrivato in quella scuola da due anni e gli sono serviti tutti per riuscire ad ambientarsi. Alla fine del secondo anno, poi, l’elemento che ha fatto la differenza è stata l’amicizia con Francesco e la sua ragazza Benedetta. Ora, dopo aver ciondolato un po’ in giro per le vie del centro ed aver fatto un salto alla libreria di via Oberdan, Luca cerca di mettersi in contatto con l’amico. Questi, tuttavia, gli risponde in maniera parecchio frettolosa, spiegandogli che anche lui non è a scuola: ha una questione seria da risolvere. Eh già, la questione è parecchio seria e lo ha già condotto in farmacia, dove ha acquistato un test di gravidanza, di quelli fatti a stick. E ora i due sono a casa di Benedetta, che sfila lo stick dalla confezione, apre la busta trasparente con i denti e si dirige in bagno…

Roberto Contu – insegnante che si occupa del mondo della scuola, di didattica e di letteratura italiana – ha iniziato la stesura di questo romanzo nel 2014 e, forse, non è un caso che l’ultimo punto alla storia sia stato messo proprio in questo periodo storico, così complesso e faticoso e così caratterizzato da un continuo alternarsi di luci ed ombre. La storia di Benedetta, Francesco e Luca ruota intorno alle vicende dell’anno scolastico 1999-2000. I ragazzi frequentano un istituto tecnico commerciale e, per ragioni diverse, non si presentano alle lezioni il giorno di avvio delle attività scolastiche. Un inciampo enorme devia il percorso di vita dei tre, che si trovano a dover affrontare le conseguenze delle loro scelte e a mettere in discussione la loro stessa esistenza. In particolare, sarà Benedetta a dover affrontare lo spavento, a doversi far carico di una realtà che fa scandalo e a confrontarsi con le domande più profonde sul vero valore della vita. I giovani protagonisti del romanzo sono ragazzi semplici, reali, alla ricerca dell’amore; ostentano una sicurezza che non hanno e tendono a nascondere le cicatrici che la vita ha loro procurato. Sono tuttavia anche giovani capaci di smascherare tutto ciò che gli adulti che li circondano – personaggi incompleti e spesso manchevoli agli occhi dei ragazzi – cercano di nascondere. E l’invito agli adulti è proprio quello di mettersi ai lati di quel fantastico palcoscenico che è la vita per lasciare spazio ai più giovani, appunto, capaci di affrontare le loro solitudini e di trovare risposte assolutamente dignitose ad ogni interrogativo. E la tigna – grande protagonista insieme alle vite splendidamente incasinate degli altri personaggi – è la rabbia vera, quella grazie alla quale le ragioni della vita riescono ad imporsi, quella grazie alla quale si scopre quanto bene giri intorno a ciascuno di noi. Ed in questo duro e fantastico viaggio, alla ricerca della bellezza e del bene, la letteratura si pone come sostegno, capace di riempire di senso ogni esperienza umana.