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La tormenta

La tormenta

Oslo, 2018. Il 18 maggio muore Ellev Trasop dopo aver consegnato il cofanetto in cedro al ministro della Giustizia Tryggve Mejer una cosa segreta. Loro fanno ancora parte di Stay Behind, una potente diramazione mai sciolta, si riunisce il Consiglio e non si fidano l’uno dell’altro, tanto meno l’unica donna, Berit Ullern il Maggiore. Il fatto è che il ministro è sotto pressione: la moglie Cathrine è stufa dei suoi persistenti incarichi, la figlia Mina è preoccupata per il padre e per la loro separazione, minacce e insulti avvelenano la rete stressando (come ovunque) la democrazia liberale rappresentativa. Tryggve propone al Consiglio l’operazione Tormenta ma gli altri votano contro. Tuttavia, il 21 luglio, mentre è in corso il pranzo matrimoniale, viene ucciso il trentaseienne sposo Sjalg Petterson, shock anafilattico in quanto allergico alle noci. Era uno degli obiettivi dell’operazione che sembra avviata su più fronti: avvengono sofisticati attacchi via internet a siti di odiatori sociali di destra, Petterson stesso era un esponente conservatore che aveva preso di mira il ministro. Il fatto è che la ventiquattrenne sposa era Anine, la figlia di Selma Mariska Falck, pur avendo rinnegato la madre, comunque presente a parte della cerimonia. Già atleta ai massimi livelli (due volte argento olimpico di pallamano), 1,78 per 68, poi ammirata avvocata di fama, uno dei volti celebri della Norvegia, nominata nel 2015 donna più elegante del paese, l’anno prima Selma, appena compiuti 51 anni, si era ridotta in un tugurio sul lastrico per ammanchi di gioco, schifata da marito e due figli, senza casa e affari. Aveva recuperato qualcosa risolvendo un caso clamoroso e ora si mantiene investigando qua e là, sempre famosa, brillante e affascinante. Il bel cuoco del pranzo matrimoniale non vuole aver guai e si rivolge a lei. Selma si procura le foto e cerca di capire se sia stato un caso o un omicidio, attratta dal ventisettenne cuoco e in debito con la figlia. Non uscirà facilmente dalla torbida storia…

L’eccelsa scrittrice norvegese Anne Holt (Larvik, 1958), laureata in legge, giornalista dal 1984, avvocato dal 1994, ministro della giustizia nel biennio 1996-97, ha pubblicato complessivamente oltre una ventina di gialli. Dopo dieci avventure ha un poco accantonato la serie Wilhelmsen (iniziata nel 1993) ed è al secondo ottimo romanzo della nuova serie con un’aspra spettacolare protagonista. Selma ha un unico vero amico, il puzzolente barbone Einar Falsen, ora è riuscita a fargli abbandonare gli scatoloni in strada, sparsi in quattro posti differenti di Oslo, nei quali pativa fame (spesso) e freddo (di rado) e gli ha lasciato il tugurio che aveva trovato per sé, trasferendosi anche lei in migliore residenza. Restano una straordinaria coppia per risolvere misteri! “Tutti hanno dei segreti. Cose di cui ci vergogniamo.” Lei non beve più alcol, ingurgita bottiglie grandi di Pepsi Max, si limita a giocare a poker, raramente e di notte, adottando vari espedienti contro la ludopatia. Resta sempre cuore e muscoli della narrazione, pur in terza varia al passato sugli altri personaggi-chiave. La trentina di capitoli alternano le stagioni, incontriamo subito la protagonista che a inizio autunno si trova pestata a sangue senza memoria, dentro un incendio in una baita di montagna, data per morta, con l’antica Volvo rossa bruciata; poi, ogni tanto, seguiamo brevemente i passaggi attraverso cui cerca di cavarsela, mescolati con la complicata indagine precedente, soprattutto durante l’estate. Lassù nella tormenta (senso doppio del titolo) riscopre anche le lacrime, dopo che da tempo sembrava fisiologicamente incapace di piangere. La scrittrice riesce ad aggiornarci con competenza e poesia sul doppio Stato, ben noto anche alla storia italiana, ora ai tempi dell’aggiornato suprematismo bianco, di inediti inafferrabili populismi e di novelle guerre fredde (riflettendo sull’avversione nordica tanto per gli zar quanto per i sovietici, poi adesso sensatamente per le azioni degli agenti russi). Molti i prodotti italiani lì ancora di moda. Documentati e drammatici tutti i riferimenti all’odio verso i migranti, liberi e rifugiati. Sugli estremisti, segnalo la teoria del ferro di cavallo, a pag. 398. Nel seminterrato Mina non scorda la promessa contenuta dalla canzone svedese cantata dal padre alla chitarra. La stesura risale ormai a tre anni fa, nel frattempo Holt ha lavorato ad altri romanzi, principalmente durante la pandemia (spesso accanto ai genitori anziani e lontana dalla moglie e dalla loro figlia social), per quanto la Norvegia abbia finora avuto un numero basso di vittime.