Ancona, ottobre 1797. Oliviero Branciforte, nuovo marchese di Rocca del Biancospino, assiste al funerale del padre, Marchese Guidobaldo, morto da poco. L’uomo riflette sulla propria condizione: cresciuto con freddezza, senza amore materno, ha sviluppato una corazza emotiva, convinto che l’amore sia solo dolore e tradimento. Inoltre, ha escluso l’amore e gli affetti dalla sua vita per non cadere nella trappola che ha segnato il padre. A diciott’anni, infatti, un evento traumatico lo segna per sempre: scopre il Marchese mentre abusa di una giovane serva. Questo episodio, vissuto come una degradazione del genitore idealizzato, distrugge ogni illusione. Tuttavia, quando Oliviero è un giovane uomo, l’autoritario e spietato Guidobaldo gli ordina di sposarsi e dare eredi alla casata. In caso contrario, diserederà il figlio a favore di un cugino. Oliviero si ribella interiormente, ma sa di non avere scelta. Sceglie quindi Elettra Guidofanti, una vedova fredda e silenziosa. La ritiene adatta perché non esige romanticismo né affetto. Le propone un matrimonio come un contratto. Lei accetta senza entusiasmi. Ma la donna si rivela diversa da come ci si aspettava: mentalmente instabile, con esigenze affettive che Oliviero non è in grado di soddisfare. Il matrimonio è un disastro: il marito si limita a compiere il dovere coniugale una volta al mese. Dopo due anni senza figli, la confina nel castello di Rocca del Biancospino. Elettra si suicida, lanciandosi da una torre. La notizia lo coglie impreparato, ma la usa per liberarsi del vincolo coniugale. Il padre, appena seppellita Elettra, lo pressa subito per nuove nozze. I ricordi di quelle imposizioni riaffiorano nella mente di Oliviero anche ora, davanti al feretro. Durante la cerimonia nella cripta, poi, l’uomo avverte un gelo improvviso e ha una visione inquietante: gli appare Elettra, che sembra perseguitarlo da tempo con apparizioni sempre più minacciose…

Tra le pieghe della memoria e le ombre di un passato che non concede tregua si sviluppa il primo capitolo di una trilogia firmata da Paola Picasso, scomparsa nel 2020 e regina indiscussa del romanzo rosa italiano. Ambientato in una Italia ottocentesca dai contorni cupi e raffinati insieme, il romanzo accompagna il lettore nella vita tormentata del marchese Oliviero Branciforte, nobile dal cuore indurito dai traumi familiari, e della dolce e luminosa Lucia Beltrame, la donna che potrebbe restituirgli un barlume di speranza. Ma l’amore, in questa storia, non sboccia su un terreno rigoglioso e fertile. Il sontuoso castello di Oliviero custodisce infatti segreti oscuri e su tutto aleggia la presenza inquieta di Elettra, la prima moglie del giovane marchese, morta in circostanze tragiche e mai davvero svanita dalla scena. Il fascino gotico del contesto si intreccia a una tensione narrativa costante, con apparizioni, presagi e tormenti interiori che mantengono il lettore avvinto dalla prima riga all’ultima pagina. Lo stile di Paola Picasso è appassionato e profondo. L’autrice riesce a dare voce a personaggi complessi, feriti ma non arresi, animati da desideri autentici e paure ancestrali. Il tutto è inserito in un impianto narrativo che mescola con sapienza dramma, amore e mistero, come solo la migliore tradizione del romanzo rosa sa fare. La pubblicazione fa parte della collana Ombre Rosa, che si propone di valorizzare e in alcuni casi riscoprire scrittrici italiane attive tra gli anni Settanta e Duemila, penne che hanno fatto la differenza per quanto riguarda la crescita del genere rosa in Italia. E la biografia dell’autrice è già di per sé una storia straordinaria: oltre duecento romanzi, innumerevoli novelle, libri per bambini, favole, traduzioni e un indubbio talento narrativo, capace di destreggiarsi tra un genere e l’altro con grazia e consapevolezza.