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La trama di Elena

La trama di Elena

Lei è Elena, la regina di Sparta. È la donna più bella del mondo. Quando tradisce suo marito Menelao con Paride, un principe troiano, abbandona la sua dimora. Questo è il motivo per cui non solo il marito, ma l’intera Grecia imbraccia le armi, allestisce le flotte e i contingenti militari e si muove alla volta di Troia per riprendere la fedifraga e riportare l’onore a Sparta. Ecco il motivo per cui una sanguinosa guerra, protrattasi per dieci lunghi anni, prende avvio. A conclusione del conflitto, Troia è sconfitta ed Elena viene ricondotta a Sparta dal marito. Molte sono le voci che girano su questa donna senza dubbio coraggiosa: per alcuni è la peggiore delle persone, mentre per altri è una semplice pedina in mano al volere degli dèi. Oppure è una dea ella stessa. Difficile è stabilire dove sia la verità e come esattamente stiano le cose. Quel che è certo è che tutte le volte che Elena ha cercato di vivere un’esistenza quieta, al pari delle altre donne del suo tempo, la sua vista ha preso a tremare e il luogo che avrebbe dovuto rappresentare un porto sicuro e un rifugio si è fatto ostile e davvero irriconoscibile. Lei, che avrebbe potuto essere moglie, madre, padrona di casa, sovrana dotata di grazia e bellezza, non è riuscita a essere nulla di tutto ciò. Il suo desiderio del mondo l’ha spinta fuori dallo spazio entro il quale la sua esistenza avrebbe dovuto essere circoscritta. Le mura del palazzo di Sparta non sono state una protezione sufficiente. Le loro pietre hanno avuto l’effetto contrario a quello per il quale erano state utilizzate: ostruendole la vista, l’hanno spinta a immaginare tutto ciò che stava al di fuori. E così, pian piano, ha cominciato a evadere, dapprima con la fantasia: servendosi della conocchia d’oro a sua disposizione per filare e del telaio a pesi per tessere, ha ricamato sulla tela le vicende della guerra di Troia. Poi, è passata alle parole e si è trasformata in una tessitrice di trame…

«Elena nel suo essere giovanissima è anche antichissima, è saggia: mette in prospettiva eventi sospesi tra mito e storia». Con queste parole Francesca Sensini, professoressa di Italianistica con studi di Lettere antiche e mitologia a formare un bagaglio culturale ben nutrito, che si avverte in ogni pagina del suo romanzo d’esordio, riscrive il mito di Elena mostrando un’approfondita conoscenza di tutte le varianti che lo riguardano e approfondendo la riflessione sul ruolo femminile in una società antica, quale può essere quella greca. La bella Elena, cui si deve l’inizio della lunga guerra di Troia, si racconta agli uomini e alle donne di oggi e lo fa da “una stanza tutta per sé” che le consente una lucidità di pensiero tale da raccontare una volta per tutte la sua versione dei fatti. E non è cosa da poco, visto che per la prima volta si può conoscere un tratto di storia, tramandato per secoli solo da voci maschili, filtrato invece da un punto di vista femminile. La bellezza di Elena è la sua condanna, crea disgrazie, è causa di tradimenti, spinge a essere bugiardi. La sua è la storia di una donna da sempre trattata come un oggetto, come un bene di proprietà del quale si può disporre a proprio piacimento. E lei non ci sta, si ribella. Rifiuta di essere considerata un premio da contendersi: vuole si sappia cosa desidera, cosa realmente sogna. In questo modo cessa di essere Elena e diventa la rappresentazione di ogni donna, specie di tutte quelle che scelgono, al di là di ogni regola e ogni imposizione, l’amore, su tutto e prima di tutto. Originata da un mito, Elena non può restare costretta tra i confini di Sparta, li supera e dà vita a nuovi destini da realizzare, nuove contraddizioni da superare, nuovi ruoli da definire, nuove direzioni da definire. Odiata da alcuni, amata da Teseo, Menelao e Paride, è costretta a barcamenarsi da un luogo all’altro senza tuttavia perdere di vista il suo compito, quello che prima di ogni altra cosa desidera assolvere: essere l’emissaria dell’amore e della bellezza. Il merito della Sensini è quello di non essersi limitata a riscrivere un mito- peraltro in maniera eccelsa – ma di aver finalmente consentito alla sua protagonista di raccontare se stessa.