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La trappola

La trappola

Tutto il suo mondo è una casa troppo grande dalla quale non esce ormai da undici anni. Stanze ribattezzate con i nomi dei Paesi che più ha amato formano la geografia della sua anima. Una geografia che fa battere il cuore per i ricordi che mozzano il fiato dall’emozione. C’è chi dice che Linda Conrads non esista: vita da eremita, niente social network, niente interviste. Solo un libro l’anno. Da più di dieci anni. Da quando è prigioniera di se stessa, rintanata in quella casa poco dopo la morte di sua sorella Anna. È lei che ha trovato il corpo in una pozza di sangue. È lei che ha visto quegli occhi che non riesce a dimenticare: gli occhi dell’assassino. Bukowski, il suo cane e la sua unica compagnia, ha voglia di giocare ma il pensiero di Anna è più forte e la depressione sembra alle porte. La sua unica ragione di vita è scoprire perché è morta sua sorella. Dopo tanti anni quegli occhi tornano dal passato, all’improvviso. Gli occhi di un giornalista di successo, Victor Lenzen. È necessario un piano per avvicinarlo e farsi raccontare tutto. La trappola è ordita e il primo passo è la pubblicazione di un poliziesco che racconti la sua storia. L’amo è gettato e l’esca abbocca: sarà proprio lui ad intervistarla. Ma la trappola rischia di ritorcesi contro Linda…

Un originale thriller psicologico (a tratti psichedelico) ricamato quasi esclusivamente intrecciando pensieri, ricordi, sensazioni della protagonista. La narrazione si sviluppa su due livelli dando vita ad un ritmo sostenuto e un intreccio suggestivo. Un romanzo nel romanzo: Linda e Anna diventano Sophie e Britta, le sorelle protagoniste del poliziesco “Sorelle di sangue”; la narrazione poliziesca dà al lettore le informazioni mancanti rispetto al passato della protagonista e completa l’atmosfera suggerita dal vissuto presente. Suspense e colpi di scena tengono alta la tensione narrativa, i personaggi risultano realistici grazie alla cura nell’analisi psicologica, la capacità introspettiva dell’autrice cattura il lettore, imbrigliato in una trama complessa ma ben articolata e sorretta da uno stile curato e dall’abile uso della parola (che l’ottima traduzione riproduce egregiamente). Unica sbavatura in una storia così avvincente è il finale che risulta semplicistico e un po’ deludente. Eppure, non si direbbe che Melanie Raabe sia al suo primo romanzo. Una penna ed una storia che riesce a non far rimpiangere il ben più famoso Misery di Stephen King. Un esordio interessante ed elettrizzante. Che tiene il lettore, appunto, in trappola.