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La trappola nel deserto

La trappola nel deserto

Bengasi, 1920. Un ufficiale italiano dei Reali Carabinieri, Rocco Vadalà, è appena arrivato nella grande città della Cirenaica per via di una serie di circostanze impreviste. All’arrivo si sentiva sicuro di sé, eppure nell’arco di pochissimo tempo si è ritrovato coinvolto in un guazzabuglio a lui poco chiaro. La brulicante vita della città libica pare infatti assorbirlo in un susseguirsi di complotti ai quali non era preparato. In fin dei conti, comunque, l’obiettivo più importante rimane uno solo: ritrovare un sottufficiale scomparso. E la strada da seguire, almeno su questo punto, sembra persino chiara: è quella che conduce nel Sahara. Ben presto, però, Vadalà comprenderà che quell'immane distesa non è soltanto un susseguirsi di dune e sabbie; vi è invece in essa un fermento di vita, di uomini e di donne, beduini asserragliati nei luoghi più improbabili, che sembra da una parte minacciarlo in continuazione, ma dall’altra pare guidarlo in un percorso quasi iniziatico. Alla fine di tutto, quando incontrerà il Gran Senusso, l’emiro di quelle sfuggenti presenze del deserto, Vadalà verrà a capo non solo della propria ricerca, ma in fin dei conti anche della propria vita...

Sagramoso, partendo dal personaggio di Rocco Vadalà, ufficiale dei carabinieri realmente esistito, ha composto una serie di romanzi ambientati nel periodo a cavallo tra le due guerre mondiali. In questo episodio troviamo il suo protagonista alle prese con la situazione della Cirenaica, un luogo determinante per la storia coloniale italiana, nel bene e nel male. C'è da dire quindi che risulta da subito evidente la gran conoscenza dell’autore su quel periodo, ma anche sui luoghi e le situazioni locali, veri protagonisti della vicenda. Le meccaniche narrative di invenzione si incastrano perciò molto bene alla storia reale, riuscendo a conquistare il lettore e ad avvincerlo in quella che, al primo sguardo, potrebbe apparire una trama localizzata in un periodo meno famoso e, di conseguenza, meno interessante. Nonostante si sia ancora lontani dai grandi disastri del Novecento, il romanzo riesce a catturare e, forse, fa di questa sua lontananza rispetto ai “soliti romanzi storici” un vero e proprio punto di forza. Anche lo stile di scrittura, seppur non propriamente letterario, riesce a elevarsi a un livello superiore a quello del semplice romanzo commerciale, raggiungendo una sorta di via mediana che può soddisfare ogni palato.